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Pescara, 22/04/2026
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Data: 03/07/2010
Testata giornalistica: Rassegna.it
La maggioranza accelera sull'età pensionabile. Critici i sindacati. Cgil: "Innalzamento senza limiti, cancellati gli assegni sociali"

Prima la retromarcia del ministro Sacconi sui 40 anni di contributi: "Un refuso". Poi un nuovo emendamento del relatore: due scatti nel 2015 nel 2016.

Ancora caos sulla pensioni. Cancellato l'emendamento che impediva di lasciare il lavoro con 40 anni di contributi, la manovra continua a mettere mano sul sistema previdenziale. L'ultima novità consiste nell'introduzione di due scatti ravvicinati, nel 2015 e nel 2016, per alzare l'età collegandola all'aspettativa di vita. È quanto prevede il nuovo emendamento al decreto del governo presentato oggi (2 luglio) in commissione Bilancio dal relatore Antonio Azzollini (Pdl): il primo adeguamento triennale dei requisiti anagrafici in base alle vita media (su dati Istat) torna al primo gennaio 2015; e il successivo non sarà nel 2018, come stabilito dalla legge attuale, bensì nel 2016, "derogando dalla periodicità triennale". In tutto ciò resta confermato lo scalone da 61 a 65 anni per le donne del pubblico impiego.

La polemica sulla questione dei 40 anni di contributi per accedere alla pensione era iniziata ieri pomeriggio. La norma è stata immediatamente "rigettata" dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, arrivato di corsa in Senato, ha incontrato il relatore e poi spiegato: "È stato un refuso, la cancelleremo". "Nessun refuso", ribatte Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Pd. Quell'emendamento, infatti, "è stato scritto direttamente dal ministero di Tremonti. La retromarcia di Sacconi è dovuta alle contraddizioni del governo, alla superficialità e alla approssimazione con cui intervengono sui diritti dei lavoratori". Oggi anche l'intervento di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl: "Chiunque lo abbia letto capisce che non era affatto un refuso. Non c'è alcun errore di redazione che abbia portato la norma a significare qualcosa di diverso da quello che intendeva il proponente. Il ?refuso politico', al limite, può essere stato il suo inserimento nell'emendamento senza il preventivo placet delle organizzazioni sindacali".

"Nessun limite all'incremento dell'età pensionabile; la cancellazione di fatto delle pensioni sociali; lavorare di più, per più tempo e per prendere alla fine meno". Sono questi, secondo la Cgil, alcuni dei ?peggioramenti' previsti dal nuovo testo dell'emendamento alla manovra. In una nota il sindacato elenca i punti critici. "Il cosiddetto ?refuso' - si legge nella nota - sfuggito ad altissimi dirigenti del ministero dell'Economia, del Gabinetto del Ministro del Lavoro e alla Presidenza dell'Inps, sull'anzianità contributiva, ovvero 40 anni più uno, viene pagato dai lavoratori e soprattutto dalle lavoratrici pubbliche e private attraverso l'anticipazione al 2015 della revisione triennale dell'età pensionabile e dei requisiti di anzianità contributiva, pari a più tre mesi, alla quale segue quella già prevista per il 2016, pari a tre o quattro mesi in più". Il sindacato di Corso d'Italia punta poi il dito contro il fatto che "rimane la mancanza di qualsiasi limite all'incremento dell'età pensionabile che, in tal modo, cresce indiscriminatamente, mentre si vanno progressivamente abolendo le pensioni sociali in relazione all'aumento dell'età e alla mancanza di limiti. Così come rimane confermato il taglio ai finanziamenti dal 2011 dei patronati di tutte le parti sociali, sindacali e datoriali".

Critiche anche da Cisl e Uil. Per Raffaele Bonanni, "ai lavoratori è stato chiesto un sacrificio enorme, applicando anche a loro la finestra scorrevole di 12 mesi. Ora è necessario evitare che debbano subire, dopo il 2015, ulteriori penalizzazioni". Medesima opinione della Uil. "Non ci possono chiedere altro", afferma Luigi Angeletti. "La norma sui 40 anni di contributi - precisa - avrebbe voluto dire far scomparire le pensioni di anzianità in Italia. Sarebbe stata una vera e propria riforma, quella che ci hanno continuato a ripetere che non serviva".

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