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Pescara, 22/04/2026
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Data: 04/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il governo fa dietrofront: niente tagli alle tredicesime Coro di no, sarà ritirato l'emendamento su polizia e magistrati

ROMA Dietrofront. L'immagine appare particolarmente adeguata visto che in questo caso il "ripensamento" del governo riguarda le forze dell'ordine, oltre che magistrati, diplomatici e docenti universitari. L'ipotesi di una riduzione delle tredicesime in cambio del ripristino degli aumenti per promozioni e scatti di carriera è stata stroncata sul nascere dal coro di no di ministri e rappresentanti della maggioranza, spaventati dall'effetto psicologico di un intervento sulla tredicesima mensilità ma forse non perfettamente consapevoli - a differenza dei rappresentanti della categorie interessate - del fatto che i tagli già scritti nella prima versione del decreto (e al momento destinati a permanere) sono almeno altrettanto incisivi. Per di più l'emendamento firmato come al solito dal presidente della commissione Bilancio Azzollini prevedeva che il sacrificio sulle mensilità aggiuntive potesse essere scelto dagli interessati, su base volontaria, proprio in alternativa a quelli già prospettati.
A dare l'alt ieri hanno provveduto il presidente del Senato Schifani, il responsabile della Difesa La Russa, quello degli Interni Maroni, la Lega Nord e importanti esponenti del Pdl. Da ultimo, in serata, è intervenuto lo stesso presidente del Consiglio per assicurare che non ci sarà nessuna riduzione. La Russa ha aggiunto di aver parlato con Tremonti, ottenendo da lui l'assicurazione che l'emendamento in questione sarà ritirato. E si è detto pronto a ritirarlo materialmente lo stesso Azzollini, il quale ha ricordato proprio il fatto che la riduzione sarebbe stata facoltativa.
La marcia indietro non soddisfa le organizzazioni sindacali delle forze dell'ordine, che pongono il problema dei tagli tuttora presenti nel testo. Mentre l'Associazione nazionale magistrati, pur precisando di voler conoscere i dettagli, aveva manifestato qualche interesse per questa soluzione, come alternativa alla «strada dei tagli ai più giovani e alle progressioni economiche».
Al di là del merito, anche questa querelle evidenzia le difficoltà di intervenire sulla manovra correttiva, dato il vincolo per cui i saldi finali non possono comunque cambiare. Qualcosa di simile è accaduto nel campo della spesa farmaceutica: per venire incontro alle proteste delle farmacie, il governo - sempre per interposta persona attraverso Azzollini - ha pensato di scaricare il taglio dei costi anche sull'industria farmaceutica, incassando anche il dissenso del ministro della Salute Fazio: il presidente di Farmindustria Dompè ha definito la soluzione contenuta nell'emendamento una «appropriazione indebita». Mentre le Regioni, e soprattutto quelle che guidano la protesta come la Lombardia, non hanno gradito la possibilità loro offerta di rimodulare in prima persona i tagli ai propri trasferimenti, ma a parità di importo.
Proprio la partita con gli enti locali dovrebbe essere nei prossimi giorni quella politicamente più pesante. Per sbrogliare la matassa era atteso il ritorno in Italia del premier Berlusconi, che la prossima settimana dovrà verificare i margini per una composizione del contrasto istituzionale.
I tempi sono comunque strettissimi. Il lavoro in commissione dovrebbe riprendere domani pomeriggio per concludersi al più tardi nella mattinata successiva: nel pomeriggio di martedì è in calendario il passaggio in aula. È quasi certo il ricorso al voto di fiducia, su un testo nel quale il governo potrebbe inserire altre modifiche all'ultimo momento. Mentre sono scarse le possibilità di ulteriori ritocchi alla Camera.
Intanto alla lunga lista delle categorie scontente si aggiunge quella dei medici sportivi: la loro federazione - spiegano - non potrebbe sopportare il dimezzamento delle spese per formazione imposto a tutti gli enti pubblici e sarebbe costretta a chiudere.

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