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Pescara, 22/04/2026
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Data: 04/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Il Cavaliere e l'incubo del ribaltone. Il premier teme di perdere la maggioranza ed è tentato dalla spallata

Fra una crisi e il voto anticipato la possibilità di un esecutivo per cambiare la legge elettorale

ROMA. Ma è davvero possibile una separazione consensuale nel Pdl? Cioè una rottura d'amore e d'accordo così come disegnata dai finiani (in questa pagina lo fa Carmelo Briguglio)? Chi ha sentito Silvio Berlusconi in queste ore e soprattutto chi ne ha sondato l'umore lo esclude decisamente. Il Cavaliere ha voglia solo di «togliersi dai piedi» il traditore, di cacciare dal «suo» partito chi ha osato sfidarlo pubblicamente. E da domani ogni giorno sarà buono per consumare una rottura tutt'altro che incruenta, ipotesi assai più probabile di una ricucitura. Il problema è quali conseguenze avrà tutto questo.
Nei corridoi di Montecitorio è già stato rispolverato il pallottoliere. Si fanno e si rifanno i conti per capire se una scissione dei finiani potrebbe far mancare al governo la maggioranza necessaria. Sulla carta, il presidente della Camera ha i numeri per diventare l'ago della bilancia. Con lui sarebbero schierati 44-45 deputati e 14 senatori. Più che sufficienti, cioè, per far venire meno la maggioranza (ne bastano 30 a Montecitorio e 13 a Palazzo Madama). Certo, nel momento in cui si dovesse consumare la rottura, bisognerà vedere quanti saranno davvero disposti a seguire fino in fondo Fini senza cedere alla campagna acquisti che sicuramente lancerebbe Berlusconi. Ma insomma il rischio c'è. E se il Cavaliere ha scelto l'affondo senza riguardi verso il co-fondatore del Pdl lo ha evidentemente messo in conto.
Come ha messo in conto la possibilità di nuove elezioni nella primavera del 2011. A Berlusconi non dispiacerebbe affatto tornare di fronte agli elettori per denunciare i traditori e chiedere mani libere e più potere. E di certo Fini non può permettersi di tornare al voto in tempi brevi e con la legge elettorale attuale, ferocemente maggioritaria, perché sarebbe di fatto cancellato o relegato ad un ruolo del tutto marginale.
E' in questo scenario che si apre la possibilità di un passaggio intermedio fra una eventuale crisi e nuove elezioni. L'unica vera incognita che ancora trattiene il Cavaliere dal rovesciare il tavolo. Berlusconi sa bene infatti che il ritorno al voto non lo decide lui, ma il capo dello Stato, e solo dopo aver verificato, come prevede la Costituzione, che in Parlamento non esiste un'altra maggioranza possibile. E in molti potrebbero essere tentati da una maggioranza, magari eterogenea, che dia vita ad un governo con un solo, vero punto programmatico: riformare la legge elettorale. La chiave di volta che potrebbe riaprire l'intera partita.

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