Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.354



Data: 05/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi alla resa dei conti con Fini. Rotondi: chi vota contro Brancher fuori dal Pdl. Ma il ministro potrebbe dimettersi oggi

Casini all'attacco: mai mi farò usare contro i finiani per ottenere un posto a tavola

ROMA. «L'esecutivo non è in grado di governare, Berlusconi si faccia da parte e la palla passi al Capo dello Stato». Dopo Bersani, è il vicesegretario del Pd Enrico Letta che attacca il fortino del centrodestra nel giorno in cui anche Casini rilancia le larghe intese.
Le formule diverse non cambiano la sostanza: il Partito democratico e l'Udc insidiano il governo e lo fanno nel fine settimana più teso degli ultimi mesi, una mozione di sfiducia per il ministro Brancher che può sancire la spaccatura finale tra finiani e Berlusconi, la maggioranza in ebollizione sulla manovra e gli scontenti che spuntano da ogni angolo di ministero. Proprio per questo Berlusconi potrebbe tentare la mossa del cavallo: disinnescare la mina Brancher accettando le sue dimissioni già stasera (ieri il neoministro le ha offerte in un faccia a faccia ad Arcore), e fare qualche apertura ai governatori sulla manovra, senza però ad andare a toccare le dotazioni dei ministeri.
«Stanno esplodendo tutte le contraddizioni - accusa Letta - dal federalismo, alle intercettazioni, insieme alle difficoltà a gestire la manovra economica con refusi sulle pensioni, scontro con gli enti locali e le polemiche sulle tredicesime». Il «non ce la fanno» di Bersani il suo vice lo disegna col percorso che porta al Quirinale: «Rispettosi del mandato elettorale ma anche della Costituzione». Se l'esecutivo precipita, sarà il capo dello Stato a trovare la soluzione migliore, con il Pd «pronto ad assumersi le responsabilità». Al treno del governo, «che rischia di deragliare sulle intercettazioni e sul caso Brancher», si rivolge Casini che per ora respinge le sirene del Cavaliere. «Non mi farò usare da Berlusconi contro Fini - dice il leader centrista - le larghe intese che noi proponiamo implicano una fase nuova che non si risolve aggiungendo un posto a tavola».
Così il Pdl prepara la settimana più calda con alcune correzioni di rotta. La mozione di sfiducia a Brancher, se non disinnescata, è motivo d'allarme, ma anche occasione di resa dei conti, con il ministro Rotondi che avverte: «Il governo ha il dovere di fare quadrato intorno a una persona corretta, chi vota per la sfiducia si mette all'opposizione».
Italo Bocchino si affretta a spazzare via le sirene dell'opposizione: «Enrico Letta sbaglia a chiedere l'intervento del Presidente della Repubblica sulle fibrillazioni interne al Pdl. Al capo dello Stato non compete dirimere questioni interne ai partiti e deve intervenire soltanto quando manca una maggioranza». Tutti contro il Pd gli strali dei berlusconiani. Cicchitto boccia «il sogno di un ribaltone di mezza estate», il pretoriano Osvaldo Napoli giudica le parole di Letta «al limite della sovversione istituzionale».
I fedelissimi del cavaliere restano però divisi tra colombe e falchi, tra chi pensa che coi finiani bisogna comunque trattare e chi vorrebbe un "predellino 2", con Berlusconi che fa piazza pulita, sempre col colpo in canna delle elezioni anticipate. Per motivi opposti, alla soluzione del ritorno alle urne guarda con favore anche l'Italia dei valori che boccia le larghe intese evocate dall'Udc. E nel Pd è Ignazio Marino a pronunciarsi contro ogni ipotesi di «governissimo».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it