Per il premier anche la tentazione di un "predellino due"
ROMA. La corsa a ostacoli per Silvio Berlusconi parte domani. Il traguardo finale è la cacciata di Gianfranco Fini dal Pdl. Resta il problema, tutt'altro che secondario, di come arrivarci senza mettere a rischio il governo. Il Cavaliere è da venerdì che ci rimugina su. Che valuta e soppesa strategie, mosse e contromosse. Un ulteriore indizio per disegnare il quadro: venerdì sera, intorno alle 21,30, subito dopo aver annunciato da Tg1 e Tg5 «ghe pensi mi», il Cavaliere ha ricevuto a Palazzo Grazioli Michela Brambilla, giunta appositamente da Lecco.
La leader dei Promotori della libertà si è trattenuta con il premier per circa un'ora. Proprio mentre all'orizzonte sorge l'ipotesi di un "predellino due". Una sorta di ultima carta del Cavaliere nel caso in cui non riesca a espellere Fini dal Pdl: dar vita a un altro movimento da cui tener fuori il presidente della Camera e i suoi.
Le grandi manovre iniziano comunque oggi e vedono al centro Aldo Brancher. Proprio intorno al neoministro sembra ruotare una delle possibili opzioni tattiche del Cavaliere. Ieri se n'è fatto interprete il ministro Gianfranco Rotondi. Brancher, ha detto, spiegherà in Parlamento la sua posizione. Ma già oggi il ministro senza deleghe dovrebbe presentarsi all'udienza del processo sulla scalata alla banca Antoveneta. Il dubbio è cosa farà nel pomeriggio. L'impressione è che Berlusconi stia soppesando i pro e i contro della scelta.
Dopo aver meditato di chiedergli le dimissioni per evitare il voto sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv, il premier ha pensato di farne la prima occasione per tentare di inchiodare i finiani. Il Pdl farà quadrato. E se, avverte Rotondi, qualche deputato dovesse votare contro, si porrebbe «tecnicamente» all'opposizione. Un esito dirompente per la maggioranza e proprio per questo il premier potrebbe tornare sulla prima decisione: quella di far dimettere il suo fedelissimo.
Il problema rimane comunque Fini. Come fare, tecnicamente, a cacciarlo dal partito? Il presidente della Camera ieri a "Repubblica" ha confermato che non ha alcuna intenzione di lasciare il Pdl, quello che è anche il «suo» partito. Parole che hanno di nuovo fatto infuriare il Cavaliere che ha promesso ai suoi: «Farà la fine di Rutelli».
Non sarà comunque semplice, perché il voto sulla mozione di sfiducia, se ci sarà, è segreto. «Vediamo cosa accadrà in aula», ha commentato Berlusconi. Il suo retropensiero è infatti doppio. Innanzitutto la sfida ai finiani: da questo momento si fa così, si decide e loro si adeguano, altrimenti sono fuori. Questa volta su Brancher, domani sulla manovra o le intercettazioni. Ma c'è anche un'altra possibilità che Berlusconi sembra ormai valutare. Si verifica l'incidente? Il governo va sotto su Brancher? In questo caso la parola passerà davvero a Napolitano. E nell'incontro che ha in programma mercoledì con il capo dello Stato è più che probabile che Berlusconi prepari anche un fuoco di sbarramento preventivo: senza maggioranza si torna a votare, nessuno spazio per un governo «non scelto dagli elettori».