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Data: 05/07/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione nazionale
Baby pensioni ai politici. Nonne al lavoro. Fioccano le richieste per avere il vitalizio. Gli ex consiglieri regionali ci costano 18 milioni

Nonne al lavoro, baby politici pensionati. Se volevate un esempio di come funzionano le cose nel Palazzo eccovi serviti: mentre il ministro Tremonti non riesce a fare due più due, perché come tappa un buco da una parte, si apre una falla dall'altra, nelle istituzioni succede tutto e il contrario di tutto. Prendete la Regione Lazio, un ente non proprio gestito in maniera adamantina dalle amministrazioni di destra e di sinistra che si sono succedute negli ultimi vent'anni. Arriva Renata Polverini, un presidente donna - ma con gli attributi - e comincia a guardare i conti. Dentro c'è il Guinness dei fiaschi della partita doppia, un debito sanitario più grande di quello di tutta la Grecia messa insieme, una moltiplicazione di enti, poltrone, posti di sottogoverno, sottopancia e copripancia da far paura, un Consiglio regionale (come ha raccontato "Il Tempo" nei giorni scorsi) dove alla moltiplicazione dei pani e dei pesci si è sostituita quella delle commissioni consiliari. Un orrore.
Basta che accettino una decurtazione del 5 per cento. Lo faranno. Soprattutto perché maggioranza e opposizione stanno preparando la sforbiciata alle pensioni d'oro. Il capogruppo di Rifondazione Comunista, Ivano Peduzzi, ha presentato una proposta di legge che porta l'età minima per ottenere il vitalizio a 65 anni e taglia l'assegno del 50 per cento. Non solo. La modifica riguarda anche quelli che ricevono l'assegno da alcuni anni e la reversibilità versata ai familiari degli eletti alla Pisana. Il consigliere del Pdl Giancarlo Miele, invece, presenterà nei prossimi giorni un provvedimento che, pur non toccando l'importo dell'assegno, sposta in avanti l'età pensionabile. Di questi tempi, con i sacrifici richiesti ai dipendenti statali, la stretta sulla spesa pubblica e la revisione dei criteri per andare in pensione, la maggioranza del Consiglio regionale sarebbe pronta a dare il via libera alla riduzione dei privilegi dei politici. Una battaglia «sponsorizzata» anche dal presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese che ha assicurato che l'assemblea discuterà presto della modifica del vitalizio. Dunque lo spettro di una modifica radicale ha spinto alcuni ex consiglieri a richiedere immediatamente il vitalizio, con la speranza che la nuova norma non tocchi i diritti acquisiti, sia pure da pochi mesi. «Hanno tutti paura di dover rinunciare all'assegno - spiega Peduzzi - ma non è possibile continuare in questo modo. Si può andare in pensione a 50 anni quando al resto degli italiani si chiede invece di continuare a lavorare? E poi la Regione Lazio deve necessariamente tagliare le spese, soprattutto nella sanità: è giusto che cominci dai privilegiati». Ma per gli ex consiglieri i «diritti» non si discutono. Il primo a presentare la domanda è stato un politico del Pdl che ha 53 anni e che, con due legislature passate in Consiglio regionale, otterrà poco meno di 5 mila euro al mese. Poi, allo scoccare del cinquantacinquesimo anno d'età conquisterà l'intero vitalizio: 5.200 euro. «Ho 49 anni - spiega un altro ex consigliere - Aspetterò ancora qualche mese e poi anch'io chiederò di avere l'assegno. Spero di fare in tempo». «A me arriverà automaticamente, ho 64 anni - dice un ex rappresentante della lista civica Marrazzo - Lo sto aspettando». Con una legislatura alle spalle riceverà 3.200 euro al mese. Stessa situazione di un altro ex, sempre della lista civica: «Mi hanno detto che non devo nemmeno compilare la richiesta, visto che ho superato i 55 anni. Ma ancora non ho visto niente». In tutto sono 287 i vitalizi pagati dalla Regione Lazio. Tra questi 16 contributi di reversibilità. Costano 18 milioni di euro all'anno. Se passasse la modifica del regolamento ci sarebbe un risparmio di 7 milioni. «Ma non è detto che gli attuali consiglieri vogliano realmente tagliare gli assegni - dice ancora il capogruppo di Rifondazione - Tutti sono d'accordo ma l'Aula ha tentato già nella scorsa legislatura di ridurre i vitalizi e, alla fine, non ci è riuscita». Insomma si vedrà nei prossimi mesi. In ogni caso gli ex consiglieri non si danno per vinti. Ma di spese da tagliare alla Regione Lazio ce ne sono parecchie. A partire dai monogruppi. Nel 2009 erano nove su diciotto i partiti formati da un unico consigliere. Ognuno ha diritto all'indennità di capogruppo (quasi 1.800 euro al mese in più sullo stipendio base di 8 mila euro) e a una segreteria di cinque addetti. Mica male. Anche perché spesso negli staff dei singoli rappresentanti spuntano «casualmente» amici e parenti dei consiglieri stessi. La spesa per i piccoli partiti che non si sono nemmeno presentati alle elezioni ammonta a più di 3 milioni di euro all'anno. Poi ci sono le Commissioni: 16 permanenti e 2 speciali. Il presidente di ogni organismo consiliare ha diritto a un'indennità di 1.400 euro al mese mentre i due vicepresidenti ottengono 700 euro ciascuno. Inoltre ogni numero uno di Commissione può contare sull'auto blu e su una segreteria di 5 persone. Costo totale: 4 milioni di euro all'anno. Se si aggiunge che tutte le altre Regioni italiane hanno, al massimo, 8 Commissioni, allora il Lazio si conferma come il più spendaccione. Ma anche qui ci sarebbe la volontà politica di cambiare rotta. È stato Pier Ernesto Irmici (Pdl) a presentare una proposta di legge per tagliare sei Commissioni, arrivando, dunque, a dieci. Questa settimana il partito principale del centrodestra si riunirà per tirare le fila e mettere la modifica all'ordine dei lavori. Non sarà facile, visto che all'interno della stessa maggioranza ci sono parecchi dissapori.

Baby pensioni ai politici. Nonne al lavoro.

E cosa ti fa la Polverini? Taglia dove può, si arma di mietitrebbia, falciatrice, cesoia e motosega: via i superstipendi dei dirigenti, taglia e cuci le divisioni che non servono, insomma la presidente si dà da fare. Ma è inutile girarci intorno, la Regione Lazio è peggio di una selva oscura. Basta aprire qualche armadio, sollevare qualche tappeto, e trovi il meglio del peggio. Ora, prendete questi poveracci dei consiglieri: si fanno chiamare onorevoli, guadagnano come gli onorevoli, schiacciano il bottone come gli onorevoli, contano poco come gli onorevoli, ma soprattutto vanno in pensione come gli onorevoli. E siccome, guarda un po', la Regione ha cominciato a capire che da qualche parte bisogna dare l'esempio e ben due proposte di legge, della maggioranza e dell'opposizione, prevedono che i signori consiglieri intaschino la pensione a 65 anni e non a 50, ecco che parte il rally per intascare subito il lauto assegno. Più pensioni per tutti. Prima che scatti la tagliola della riforma, pare stiano correndo come centometristi a riempire moduli, scartoffie, compulsare tabulati per verificare i contributi. Cinquant'anni e non sentirli, pensione d'oro e contribuente beffato. Immaginate voi la scena. Mentre il governo giustamente solleva l'età pensionabile delle impiegate statali, equiparandola a quella degli uomini come ci chiede l'Europa, un gruppo di furbacchioni si lancia verso la pensione anticipata. Tutto legittimo, per carità, ma in politica c'è una cosa che si chiama etica, e un'altra che si chiama coscienza, e un'altra ancora che si chiama responsabilità. Se Tremonti prende l'accetta e si improvvisa taglialegna canadese, non si può fare la levata di scudi e poi bellamente infischiarsene e procedere all'incasso del vitalizio. Altrimenti, cari consiglieri regionali, la bandiera che la presidente Polverini ha innalzato di fronte al ministro dell'Economia, finirà per essere stracciata dai vostri comportamenti. Mi auguro vivamente che maggioranza e opposizione varino la legge che ferma il pagamento dei vitalizi dei consiglieri e fissa la data d'incasso al compimento dei 65 anni d'età. In caso contrario una risata li seppellirà.

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