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Data: 05/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Brancher verso le dimissioni per evitare sorprese alla Camera

Giovedì la mozione di sfiducia. Rotondi: chi vota contro è fuori dal Pdl

ROMA - E' probabile che il governo possa evitare una delle mine, più pericolose e devastanti, che insidiano il suo percorso. Quella di Aldo Brancher. Potrebbe infatti rinunciare, già oggi, all'incarico di ministro del Decentramento evitando, in tal modo, il voto di sfiducia in Parlamento, previsto per giovedì prossimo. Silvio Berlusconi dopo molte esitazioni, avrebbe scelto questa strada ed eserciterebbe un «pressing» sull'ex sottosegretario per arrivare alla soluzione meno dolorosa per l'esecutivo. Ma è probabile che la mossa del premier, che in un primo tempo, aveva mostrato di non gradire le dimissioni, sia dettata da questioni strategiche nel Pdl: non andare, da subito, a una resa dei conti «con i finiani», ma far slittare i dossier più caldi a dopo l'estate.
Il colpo di scena di Brancher è atteso per oggi, anche se il ministro, nella tarda serata di ieri, non aveva ancora deciso che cosa fare. Formulerebbe dubbi su un'uscita anticipata, che darebbe soddisfazione alle opposizioni. Ma anche ai «finiani» come Bocchino, che ne ha chiesto le dimissioni da alcuni giorni. Se durante la giornata di sabato, Berlusconi, con i suoi interlocutori, aveva affermato che l'addio costituiva «un riconoscimento di colpa da non accettare», avrebbe cambiato idea di fronte a uno scenario liberato da alcune incognite belligeranti con Fini. E una di queste incognite era rappresentata proprio dal caso Brancher. Una mozione di sfiducia, prevista giovedì in Parlamento, compatterebbe le opposizioni Pd e Idv. Probabilmente anche l'Udc. Ma implicitamente questa mozione costituisce un banco di prova complicato per la maggioranza. Non a caso il ministro Rotondi ha lanciato un avvertimento ai finiani: «Il Pdl non può accettare che i suoi parlamentari votino contro un ministro. Chi lo farà passerà tecnicamente all'opposizione». Nel frattempo, si è alzato il tiro del Pd. Per Enrico Letta se si vota giovedì, Brancher dovrebbe dimettersi. Briguglio, uno dei leader finiani, ha risposto così agli appelli: «Speriamo che Brancher si dimetta prima, perché votare contro sarebbe difficile». Dunque, l'epilogo è stato propiziato. Se le dimissioni arriveranno, come è previsto, bisognerà affrontare mercoledì il caso Fini all'Ufficio di presidenza. «Cacciarmi? Non sono un eretico», ha detto il presidente della Camera. Berlusconi vorrebbe arrivare alla conta e non ha cambiato giudizio su di lui: si sente già fuori dal partito. Farà la fine di Rutelli. In ogni caso, le trattative con i finiani vanno avanti.

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