SULMONA - Il caldo è lo stesso del giorno prima, ma in piazza Garibaldi ora ci sono solo una decina di operai che smontano l'imponente palco su cui Papa Benedetto XVI ha officiato la messa, l'ultima prima della pausa estiva e il ritiro a Castel Gandolfo. Ieri per le strade di Sulmona i segni del grande evento erano già spariti: la macchina organizzativa su questo, almeno su questo, è stata impeccabile. Resta ancora qualche bagno chimico in giro, molti inviolati, e i palloncini bianchi e gialli appesi alle vetrine e tra i cordoni dei portici, sono stati in parte scoppiati dai ragazzi durante la notte e in parte si sono sgonfiati. Come tutto l'evento. Il Papa è andato via e ha lasciato in città fede e speranza, ma anche qualche polemica e molta delusione. Le polemiche le ha alimentate principalmente il sindaco Fabio Federico che su uno dei temi portanti dell'evento, quello della ricostruzione, ha scatenato con le sue ottimistiche dichiarazioni al Tg1 l'ira degli sfollati: «Peccato per quel sindaco - scrivono in un comunicato i terremotati, ringraziando l'attenzione datagli dal vescovo e da Ratzinger - che nel delirio personalistico ha sminuito la forte volontà della comunità religiosa, di dare un grande aiuto, se non altro in merito alla visibilità, alla nostra causa; come sempre si è comportato da nemico giurato di noi cittadini colpiti dal sisma. Chiediamo al primo cittadino, che per una volta ci tratti non con un qualche riguardo, ma semplicemente con rispetto - parla per tutti Rosanna Sebastiani - che credo ci sia dovuto proprio da questa amministrazione che, dopo quindici mesi, non riesce nemmeno a dirci se potremmo o no disporre dei Map, se sarà rinforzato l'organico dell'ufficio demandato all'approvazione delle nostre pratiche, se le scuole dove andranno i nostri ragazzi saranno messe in sicurezza, che ha rendicontato ottomila euro di spese mentre c'è chi attende rimborsi perché paga affitti e mutui». «Se mi chiedessero se Sulmona è una città terremotata dovrei rispondere si - conferma l'assessore alla Protezione civile, Enea Di Ianni - il sindaco si è lasciato andare, forse certe dichiarazioni andavano prima concordate». La delusione, invece, è visibile nei volti dei commercianti: il flop di presenze (meno di 15 mila sulle 35 mila preventivate) ha lasciato le casse vuote e i frigoriferi pieni di merce invenduta. Una sorpresa che ha fatto male al commercio, ma soprattutto all'orgoglio della città: sono in molti a chiedersi il perché i primi a boicottare l'evento siano stati proprio i sulmonesi. Gli allarmi sulla città blindata, sulla "fede con i pass"; il caldo torrido e il richiamo del mare; il mancato coinvolgimento delle confraternite; forse anche solo la caduta di appeal della Chiesa di oggi. Di concause ce ne sono tante «ed è il caso di fare un'analisi seria», commenta il presidente del consiglio comunale Nicola Angelucci. Oltre la fede e la speranza, la visita di Papa Ratzinger, chissà, riuscirà a spingere la città tutta a guardarsi dentro e fare un serio esame di coscienza.