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Data: 06/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi "blinda" la manovra. Vertice con Tremonti: sarà posta la fiducia. Verso un "no" alle Regioni

FINANZIARIA Battaglia notturna sugli emendamenti Letta: «Maledetti tagli...»

ROMA. Berlusconi e Tremonti hanno deciso: la manovra dei «tagli maledetti ma necessari» evocati da Gianni Letta sarà blindata dal voto di fiducia. La commissione Bilancio del Senato approva l'innalzamento dell'età pensionistica a 65 anni per le donne del pubblico impiego.
Berlusconi e Tremonti hanno «valutato tutti i miglioramenti proposti» ma non toccheranno i saldi della manovra annunciando un voto di fiducia che rende evidente la volontà di chiudere a polemiche e richieste. Innanzitutto di Regioni ed enti locali che si vedono così ridurre drasticamente gli spazi di trattativa. E ieri sera, dopo un balletto di notizie contrastanti, è stato anche smentito l'incontro fra Regioni e premier che ci sarebbe dovuto essere oggi. Dure le opposizioni sulla fiducia: «Da irresponsabili, la manovra va cambiata» denuncia Bersani. «Il dittatore è chiuso nel bunker», attacca Di Pietro. La manovra approderà in Senato domani mattina mentre oggi la commissione Bilancio procederà con l'esame e le votazioni degli emendamenti. Tante le questioni aperte, oltre alla quasi rottura con le Regioni. Come l'apertura alla Confindustria sui temi fiscali e sull'articolo 45 relativo alle energie rinnovabili. E non è stato ancora cancellato il contestato emendamento sul taglio delle tredicesime.
La giornata «particolarmente calda non solo meteorologicamente» evocata da Letta è stata caratterizzata dalla riunione della commissione Bilancio del Senato, presieduta da Azzollini (Pdl), rimasta in stand-by in attesa delle decisioni del vertice d'Arcore. La commissione ha comunque dato il via libera all'innalzamento a 65 anni, a partire dal 2012, dell'età pensionabile per le donne nel pubblico impiego oltre a un adeguamento dei requisiti anagrafici di pensionamento collegati alle aspettative di vita media a partire dal 2015. Cancellato anche il cosiddetto refuso, che prevedeva l'andata in pensione con oltre 40 anni di contributi. E' stato poi previsto che sarà di 3 mesi, a partire dal 2015, il primo adeguamento dell'età anagrafica, mentre il secondo scatterà nel 2019, dopo quattro anni e non più dopo uno, come stabiliva l'emendamento originale. L'adeguamento riguarderà il requisito dei 65 anni per andare in pensione sia per quella di vecchiaia che per quella sociale.
Ma la Cgil conferma le critiche, convinta che «dietro il cosiddetto refuso - spiega la segretaria confederale Vera Lamonica - il governo stia attuando un cambiamento strutturale del sistema pensionistico». Secondo la Cgil con la decisione della commissione, «le donne del pubblico impiego andranno in realtà in pensione minimo a 67 anni per effetto della somma di innalzamento dell'età a 65 anni; un anno in più della finestra a scorrimento; l'innalzamento di 3 mesi nel 2015 e 3 o 4 nel 2016 a seguito dell'adeguamento delle aspettative di vita». Si tratta di un «accanimento» che produrrà per le donne del pubblico impiego «una pensione minore per effetto dell'applicazione dei coefficenti di calcolo che scatteranno anche nel 2013 e nel 2016 dopo quelli del 2010».
Appare soddisfatta Emma Marcegaglia dopo aver ricevuto una telefonata da Berlusconi e Tremonti. «Penso di poter dire - afferma la presidente di Confindustria - che le nostre richieste sono state accolte». Era imposibile con la bozza orginaria, spiega, effettuare «le compensazioni tra debiti e crediti d'imposta se c'era un contenzioso, anche solo di 1500 euro ma non definitivo» e sugli accertamenti fiscali «per il 50% i soldi diventavano sequestrabili immediatemente per le imprese prima che vi fosse una sentenza di primo grado».

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