Sabelli: no alla ricapitalizzazione e alla fusione con i francesi
ROMA Un autentico gigante dei cieli, capace di trasportare oltre un quarto di passeggeri sulle rotte transatlantiche. E' nato ieri con la firma della joint venture tra Alitalia, Delta, Air France-Klm. Operazione che promette ricavi per dieci miliardi di dollari all'anno. Impressionanti i numeri del più grande network transatlantico del mondo: quasi 250 i voli giornalieri, circa 500 le destinazioni in Europa e Nord America, oltre 184.000 i dipendenti (100.000 Air France-Klm, 70.000 Delta, 14.000 Alitalia), il 26% dell'intera capacità transatlantica, come dire che un passeggero su quattro potrà volare con il nuovo vettore. Che poi nuovissimo non è, considerando che la cooperazione tra le compagnie era decollata tre anni fa con la cooperazione tra Air France, Klm e Delta. La joint venture era poi stata lanciata nel 2009 ed ora apre ad Alitalia un mercato di 62 milioni di passeggeri. Con l'ingresso della nostra aviolinea nell'alleanza, Roma diventa il settimo dei principali hub (Amsterdam, Atlanta, Detroit, Minneapolis, New York-Jfk e Parigi-Cdg). Il perimetro operativo della joint include voli tra Nord America ed Europa, tra Amsterdam e l'India e tra il Nord America e Thaiti. I vari hub saranno poi collegati attraverso scali point to point. Nella sostanza, ogni passeggero potrà viaggiare come su un aereo della stessa compagnia. Ovviamente soddisfatti i firmatari dell'alleanza: Rocco Sabelli amministratore delegato di Alitalia, il ceo di Delta Richard Anderson, il presidente e ceo di France-Klm Pierre Henry Gourgeon, il presidente e ceo di Klm Peter Hartman. «E' un modello - ha puntualizzato Sabelli - più evoluto di cooperazione tra compagnie del mondo che va oltre quello di Skyteam».
L'amministratore delegato di Alitalia nell'occasione non poteva non sottolineare come l'entrata nella joint rappresenti «un pilastro del piano Fenice che ci consentirà di offrire un ampliamento del portafoglio prodotto ai passeggeri italiani e avrà un benificio importante per i conti della compagnia». E il futuro con Air France? «Parigi - ha spiegato - con il 25% è azionista di maggioranza di Alitalia. Non c'è nelle nostre prospettive un'operazione di fusione. Il fatto dirimente è quello che stiamo facendo e cioè joint venture virtuali che hanno gli stessi benefici di un merger, mantenendo le compagnie con una propria autonomia e brend e lasciandole separate sino a quando questo ha senso. Non c'è alcun piano di fusione».
«Il cda del 30 luglio - ha spiegato Sabelli - prenderà atto che il secondo trimestre dell'anno è stato molto positivo e che il primo semestre 2010 ha fatto segnare un buon miglioramento sul 2009. Più 3 per cento di passeggeri, semestre su semestre. Più 10 per cento dei ricavi nel primo semestre». E ancora: «Più 9 per cento nel tasso di riempimento degli aerei, più 30 sui voli intercontinentali, più 13-14 sugli internazionali, più 10 per cento in termini di regolarità e puntualità». Risultati che hanno permesso di avere, al 30 giugno, una «disponibilità finanziaria di mezzo miliardo». Quanto c'è di cassa e quanto di credito disponibile? Sabelli, a precisa domanda, ha risposto: «Sono un po' fatti nostri. Comunque meno soldi ci sono in cassa e meglio è perché non sarebbe un fatto positivo se usassimo i soldi degli altri e non i nostri». Infine una puntualizzazione sulla ipotesi di rifinanziamento, ventilata dal presidente di Alitalia, Roberto Colaninno che un mese fa aveva indicato il 2011 come un anno decisivo: «Colaninno e Benetton hanno risposto ad una domanda, dicendo cose che ripeto anche io. Due importanti azionisti dicono che se c'è bisogno di soldi ce li mettiamo, e questa è una garanzia non un pericolo».