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Data: 07/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Tangenti nelle ferrovie - Appalti Trenitalia, tangenti e gare truccate. Indagati altri sei funzionari di Ferrovie dello Stato Decisive le intercettazioni. Ditta napoletana tenta di mettere le mani sulla ricostruzione all'Aquila

NAPOLI. Gli appalti di Trenitalia in cambio di denaro, tanto denaro. Gare pilotate e affari milionari gestiti da due ex dirigenti della società che affidavano a imprese amiche commesse per lavori di manutenzione su carrozze e locomotori.
Ieri il blitz della Finanza che su mandato dei pm di Napoli Woodcock e Curcio ha arrestato cinque persone: Raffaele Arena, ex dirigente responsabile del servizio manutentivo di Trenitalia, Fiorenzo Carassai, ex responsabile di una sezione di manutenzione della società, gli imprenditori napoletani Giovanni e Antonio De Luca, titolari della Fd Costruzioni e Carmine D'Elia, ai domiciliari, ritenuto socio occulto di Arena.
Carassai e Arena erano stati licenziati dall'azienda, risultano indagati altri sei dirigenti della società del gruppo Ferrovie dello Stato. Decisive le intercettazioni - sottolinea la procura - e la collaborazione di Trenitalia che ha deciso di costituirsi parte civile.
Nell'inchiesta spunta anche il nome del cardinale Sepe, chiamato in causa da uno degli arrestati. Sequestrate alcune aziende per un valore di 6 milioni, tra cui la Fd Costruizioni degli imprenditori napoletani, attorno a cui ruotava il giro d'affari. Ma secondo i magistrati non c'è solo Napoli nel sistema: il gruppo Arena-De Luca-Carassai sarebbe solo uno tra quelli che operano in modo illecito nel settore delle commesse ferroviarie.
Arena e Carassai avrebbero indebitamente affidato gli appalti con trattative private dirette. Secondo l'accusa, il primo, attraverso assegni e bonifici intestati alla moglie, avrebbe ricevuto denaro in cambio degli appalti. Carassai, invece, tramite il figlio Leonardo anch'egli indagato, avrebbe ottenuto un'ingente somma di denaro per finanziare un'iniziativa industriale.
Carassai inoltre ha pilotato gli appalti, anche dopo il licenziamento da Trenitalia avvenuto lo scorso 31 dicembre. L'attività criminosa sule commesse sarebbe stata avviata dai due nel 2002 quando erano al servizio di Trenitalia, sei anni prima che scattasse l'indagine della Finanza, nel 2008. In alcune conversazioni Carassai e Giovanni De Luca fanno riferimento a incontri e contatti con alcuni dirigenti ferroviari e si studiano le mosse per superare alcuni ostacoli. Secondo la procura gli imprenditori De Luca hanno investito una somma di denaro nel pastificio dei Carassai, mettendo a disposizione materiali, attrezzature e maestranze. In un'intercettazione dello scorso febbraio tra Antonio De Luca e la madre, quest'ultima si duole che i soldi siano stati investiti nel pastificio.
I magistrati hanno scoperto inoltre come la Fd Costruzioni ha tentato, senza riuscirci, di inserirsi negli appalti della Protezione Civile, in particolare sul dopo terremoto a l'Aquila. Il tentativo è di Anna De Luca, sorella degli imprenditori arrestati. In una telefonata del 29aprile 2009 ai familiari dice: «Siccome il Cardinale (Sepe, ndr) ha aiutato moltissimo a Bertolaso gli ho detto...mettici in contatto con Bertolaso ma non per avere una raccomandazione questo o quell'altro, noi diciamo che sappiamo fare, ti serve o non ti serve?». La donna racconta poi di aver incontrato Bertolaso e che il capo della Protezione l'avrebbe fatta contattare. «Segnati'sto nome - dice sempre la donna - saremo contattati da questo qua...». E ancora. «Ho capito una cosa si mettono paura...tutti...di fare cose che non possono fare, giustamente».

De Luca chiama un ingegnere «Dammi l'ok al collaudo tanto quel ponte peggio di così non può stare»

ROMA. Chiudere un occhio sulle verifiche tecniche per un ponte pericolante. E' una delle vicende che emerge dall'ordinanza del Gip. È una telefonata intercettata il 27 maggio 2009 tra Giovanni De Luca, uno degli arrestati, e un ingegnere, Salvatore Di Lillo. De Luca informa Di Lillo dell'avvenuto collaudo di un ponte chiedendogli, nel contempo, di fare una verifica tecnica su come erano stati eseguiti gli attacchi dei bulloni. Di Lillo chiede un mese e mezzo di tempo, ma De Luca non ci sta. «Questa è una cosa che ti pago io a parte, ti pago però... risolvimi questo problema, perchè noi a settembre dobbiamo usare il ponte», dice De Luca. Di Lillo non ci sta: «Il treno quando va a terra poi tiene la firma mia sotto». E De Luca: «Tanto, peggio di come sta quel ponte non può stare». Di Lillo: «Il problema serio di questo ponte sai qual è, sono quelle prime due travi inclinate...che non tengono i bulloni».

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