Gli aquilani tornano oggi a Roma, per la quarta volta (se si conta anche la manifestazione contro la Protezione civile Spa) dopo il terremoto. Quasi quaranta pullman (e decine di auto private) sbarcheranno alle 10 a piazza Venezia: da lì i manifestanti si trasferiranno a piazza Santi Apostoli, poi una delegazione di 150 persone arriverà a Montecitorio. Nel pomeriggio, invece, tutti si ritroveranno a piazza Navona, a pochi metri da palazzo Madama, dove è in discussione la manovra Tremonti nella quale sono in gioco provvedimenti decisivi per il futuro della città. È per questo che la manifestazione avrà un significato molto importante. Ancora una volta un grande Sos - acronimo di sospensione delle tasse, occupazione e sostegno all'economia - campeggerà all'inizio del corteo, dove ci sarà il gonfalone del Comune (il sindaco ha dato il permesso di partecipare anche ai dipendenti). «Chiediamo un futuro per il nostro territorio» è scritto nei manifesti. Tradotto significa non più proroghe e provvedimenti dell'ultimo minuto, ma una legge organica che preveda il congelamento di mutui e prestiti, la sospensione di tasse e imposte per 5 anni e la successiva restituzione in 10 anni senza interessi, garanzie per i disoccupati, cassintegrati e precari, misure per far ripartire le attività economiche e commerciali, un piano di ricostruzione per la città e i paesi. Così come è stato per il grande corteo del 16 giugno in città - al quale parteciparono oltre ventimila persone - anche oggi le adesioni sono state unanimi: dagli enti (Regione, Comuni e Provincia) all'Università, dalla Curia (Molinari ha detto che «la Chiesa è sempre vicina alla sua gente condividendone i tanti problemi di questo periodo») ai partiti, dalle categorie produttive ai sindacati, dagli ordini ai comitati. Una città intera che tornerà a stringersi sotto la bandiera neroverde per portare ancora una volta all'attenzione di Governo e Parlamento le richieste su tasse, economia, ricostruzione. «Ci aspettiamo - dicono gli organizzatori - che questa volta i mezzi di informazione, soprattutto il servizio pubblico Rai, diano il giusto risalto alla manifestazione e la più ampia e corretta informazione sulle sue motivazioni, che non rappresentano una generica protesta di un gruppo o di una parte, ma le istanze di tutto il territorio colpito dal sisma, nelle sue diverse articolazioni politiche, sociali e territoriali».