| |
|
| |
Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.354
|
|
|
|
|
|
|
07/07/2010
Il Messaggero
|
La manovra economica - Pensioni, cosa cambia con le nuove regole. Dal prossimo anno tempi più lunghi per l'uscita, e dal 2015 adeguamento alla vita media |
|
ROMA Con l'approvazione dell'emendamento relativo alla previdenza prende una forma probabilmente definitiva il riassetto del capitolo pensioni inserito dal governo nel decreto della manovra. Le novità possono essere riassunte in base ad un calendario che va dal prossimo anno al 2016.Nulla cambia per chi matura il diritto alla pensione entro il 31 dicembre di quest'anno: uscirà con il vecchio meccanismo delle finestre. Invece coloro che i requisiti li maturano a partire dal 2011, per vecchiaia o anzianità, sperimenteranno il nuovo meccanismo: non più quattro o due finestre l'anno, a seconda dei casi, ma un periodo di attesa (tra conseguimento del diritto e uscita effettiva) uguale per tutti e pari a dodici mesi per i lavoratori dipendenti e diciotto per gli autonomi. Il ritardo di un anno, o di un anno e mezzo, si applicherà anche a chi ha maturato i 40 anni di anzianità, indipendentemente dall'età anagrafica: in questo caso la penalizzazione è maggiore perché con l'attuale sistema retributivo i contributi versati oltre i 40 anni non contribuiscono ad aumentare l'importo della pensione. Quindi questa particolare categoria di lavoratori restando al lavoro "regalerà" i propri versamenti alla collettività, mentre gli altri possono almeno consolarsi pensando che il futuro assegno sarà un po' più sostanzioso. Dal 2012 invece scatterà lo "scalone" per le dipendenti pubbliche, così come concordato con l'Unione europea. Da quest'anno queste lavoratrici (a differenza di quelle del settore privato ferme a 60) devono aver compiuto 61 anni per accedere alla pensione di vecchiaia. Questa soglia si applicherà anche per tutto il 2011, mentre dall'anno successivo il requisito salirà in maniera decisamente brusca a 65 anni (compiuti i quali occorrerà poi attendere l'ulteriore anno di cui abbiamo già detto). Naturalmente per le dipendenti che hanno 35 anni di contributi resta la possibilità di uscire prima sfruttando la pensione di anzianità. Ma la riforma forse più importante in prospettiva è quella che scatterà più in là nel 2015. In quell'anno infatti i limiti di età per il diritto alla pensione (cioè i 60 o i 65 anni, o le soglie previste per l'anzianità con il sistema delle quote) verranno innalzati in corrispondenza della crescita dell'aspettativa di vita registrata nel quinquennio precedente dall'Istat. Il primo scalino non potrà comunque essere superiore ai tre mesi, ma si prevede che per il 2050 l'attuale soglia dei 65 anni per la pensione di vecchiaia possa arrivare a sfiorare i 70. Ci sarà un ulteriore adeguamento nel 2016, presumibilmente minimo, ma che servirà a coordinare questo meccanismo con quello, ugualmente legato all'evoluzione demografica, che riguarda i coefficienti di trasformazioni (e dunque l'importo) delle pensioni. Nel complesso l'ancoraggio all'allungamento della vita media dovrebbe garantire nei prossimi decenni l'equilibrio della previdenza.
|
|
|
|
|