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Data: 07/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La manovra economica - «Fiducia, Camere espropriate». No dei governatori all'incontro con Fitto. Formigoni: così restituiremo le deleghe

Bersani: il premier somiglia a Chavez

ROMA - La protesta delle Regioni contro i tagli della manovra sale quando, a metà pomeriggio, arriva l'annuncio della convocazione per domani, giovedì, della Conferenza unificata con le Regioni. Con il ministro Raffaele Fitto ci sarà il titolare dell'Economia, Giulio Tremonti. Ma Berlusconi non presenzierà. Dunque, non sarà un tavolo politico. Quello che gli enti locali, invece, sollecitavano da tempo. Anzi, lo prevedevano per ieri, ma il premier non l'ha concesso. «Pronti a restituire le deleghe», tuona il governatore della Lombardia, Formigoni, secondo il quale è necessario rimodulare i tagli. Errani, presidente della Conferenza Regioni: «La conferenza unificata non è la soluzione, non è l'incontro che avevamo chiesto». Oggi i governatori e i sindaci si riuniranno, nella Conferenza, per valutare come agire. Chiamparino minaccia di non presentarsi all'incontro con Fitto e Tremonti. Una fonte del governo afferma: «Un conto è dissentire, un conto è non presentarsi». In ogni caso, questa riunione per domani è stata strappata da Gianni Letta intervenuto a mediare. Nella prima mattinata, un comunicato di Errani, a nome di tutti i governatori, sarebbe stato troppo duro nei confronti di Palazzo Chigi. Parlava di governo «fuori dalla Costituzione». A questo punto Letta ha parlato al telefono con Errani e si è trovata la quadra.
L'approvazione dell'emendamento Azzolini, che prevede che restino invariati i tagli di 8,5 miliardi per le Regioni, di 3,7 miliardi per i sindaci e di 800 milioni per le Province, sembra uno stop al dialogo, malgrado le concessioni del governo di premiare le Regioni virtuose e di assegnare alla Conferenza Stato-Regioni la decisione di ripartire i criteri. D'altronde, non è per nulla stato assorbito il colpo della blindatura della manovra. Sergio Chiamparino, presidente dei Comuni, insiste nel richiedere «un incontro di tipo politico», il problema non è vedere Tremonti e Fitto. Renata Polverini, presidente del Lazio, rilancia, «è necessario» un colloquio con Berlusconi. In una nota congiunta Regioni, Anci, Upi e Uncem avevano ricordato, poco prima, che «non potremmo che considerare gravissimo e inaccettabile il diniego circa la richiesta del sistema delle autonomie territoriali di un incontro con il presidente del Consiglio e con i ministri interessati alla manovra». In caso contrario, «verrebbe meno il principio di leale collaborazione».
Il mondo politico reagisce. Pier Luigi Bersani, leader Pd, attacca: «Non vorrei che dopo Berlusconi arrivasse Chavez. Bisogna ripristinare i concetti basici della democrazia parlamentare che non può andare avanti a fiducie, decreti e telefonate riparatrici. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c'è libertà per nessuno». Critica la telefonata di Berlusconi alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «E' stato inelegante togliere due miliardi con una telefonata mentre gli insegnanti, i poliziotti, le famiglie e i disabili non sanno niente di quel che gli succederà». Gli fa eco Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd: «La decisione di non tornare indietro sui tagli è inaccettabile». L'Italia dei valori considera «arrogante» il governo e «scandalosi» i tagli previsti. «Infatti - spiega Felice Belisario - a lamentarsi sono anche governatori e sindaci del centrodestra. Si colpisce indiscriminatamente e come al solito, a farne le spese, saranno i cittadini che si vedranno tagliati i servizi essenziali, ovvero asili nido, trasporti, raccolta rifiuti». Lorenzo Cesa, segretario Udc, ritiene che, dopo il caso Brancher e la decisione di blindare la manovra, «governo e maggioranza navigano ormai nel buio più totale. L'esecutivo prenda atto che così non si può andare avanti e apra una fase politica nuova, fatta di responsabilità e di un costruttivo confronto con le opposizioni».

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