Filippo Berselli (Pdl): serve a dare serenità a chi governa
ROMA. Il «superscudo» per premier e ministri non era un'idea personale di un singolo senatore. Ora è la linea del Pdl, che in Senato ha chiesto che venga previsto nel nuovo lodo Alfano costituzionale. Il «parere condizionato» della commissione Giustizia, scritto dal presidente Filippo Berselli (lo stesso che qualche giorno fa aveva avanzato la proposta) chiede che l'ombrello anti-processi previsto dal lodo Alfano eviti anche al presidente del Consiglio e alla sua squadra i procedimenti per reati commessi prima della nomina. Nel disegno di legge il «superscudo» è previsto solo per il presidente della Repubblica, ma secondo la commissione va esteso a premier e ministri.
In realtà, secondo Berselli, si tratta solo della correzione di una "dimenticanza": perchè il salvacondotto per i vecchi reati era previsto anche nel vecchio lodo Alfano, quello bocciato dalla Corte perchè non aveva rango di legge costituzionale, e se non è passato dal vecchio al nuovo testo è perchè «ci si è dimenticati di riprodurlo». Ecco come Berselli giustifica la modifica: alla base della legge, sostiene, c'è un principio fondamentale per il buon funzionamento delle istituzioni, la necessità di garantire a chi si trova ai vertici dello Stato il «sereno svolgimento» delle proprie funzioni.
Dunque lo scudo va esteso anche al al passato. Ma sulla decisione del Pdl si preannuncia battaglia in Parlamento. La democratica Donatella Ferranti parla di decisione «sconcertante» e spiega: «Già non vediamo la necessità di quella legge figuriamoci la necessità di un estensione dei tempi di applicazione». E il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi: con le modifiche proposte, la Costituzione viene «piegata alle esigenze processuali dei furbi di Stato». Il Pd, però, ha fatto un passo falso. Aveva presentato un emendamento che garantiva al presidente della Repubblica uno scudo totale, valido anche per i reati penali. La proposta, è stato spiegato, nasceva dalla preoccupazione di evitare che Napolitano fosse inquisito da qualche magistrato politicizzato vicino al centrodestra. Finito sulle pagine del «Fatto quotidiano», l'emendamento ha creato imbarazzo ed è stato poi prontamente ritirato «per evitare strumentalizzazioni».