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Data: 07/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Non si cambia, le Regioni in rivolta. Formigoni: pronti a restituire le deleghe

Il governo conferma i tagli per 8,5 miliardi.

ROMA. Il governo procede a tappe forzate verso il voto di fiducia (domani e venerdì discussione in aula, voto finale al Senato il 14 luglio) e incontrerà i governatori domani in sede di conferenza Stato-Regioni. Un appuntamento considerato inutile e fuori tempo massimo visto che la Commissione Bilancio del Senato ha approvato l'emendamento che taglia 8,5 miliardi alle Regioni in due anni e ulteriori risorse a Comuni e Province. «La conferenza non risolve in alcun modo la questione posta dalle Regioni e dalle autonomie locali» commenta Vasco Errani, e sarà disertata anche dai Comuni, annuncia Sergio Chiamparino presiente dell'Anci. A questo punto, afferma il governatore lombardo Roberto Formigoni, «siamo pronti a restituire le deleghe». Oggi i presidenti si riuniranno in via straordinaria per decidere il da farsi, ma già con un durissimo comunicato Errani (Regioni), Chiamparino (Comuni), Castiglione (Province) e Borghi (Comunità montane) definiscono «gravissimo il comportamento del governo perché sta venendo meno il principio di leale collaborazione che è la base delle corrette relazioni istituzionali su cui si fonda la nostra Costituzione». Errani precisa che l'obiettivo delle Regioni non è quello di sabotare la manovra, di cui si accettano i saldi a 24,9 milioni («speriamo che basti e che a novembre non si debba farne un'altra» aggiunge), ma raggiungere un accordo col governo per distribuire equamente i tagli tra tutte le articolazioni della Repubblica: «In questa manovra l'amministrazione centrale - spiega il governatore dell'Emilia-Romagna - si taglia per l'1,2% e taglia alle Regioni il 14%. I ministeri si tagliano un 10% per un totale di 2 miliardi l'anno, però c'è un fondo della presidenza del consiglio che incrementa di 1,96 miliardi».
Secondo un studio della Cgia di Mestre, gli 8,5 miliardi di mancati trasferimenti sulle sole Regioni a statuto ordinario colpiranno in particolare il trasporto pubblico locale (il Lazio sarà quella più danneggiata con Calabria e Lombardia) e le politiche per il territorio.
Da Bersani arrivano gli attacchi più duri al governo. «Siamo al secondo tempo del film - attacca il leader del Pd - che non può essere protratto a lungo. Non si può andare avanti così con un governo paralizzato da divisioni». Il rischio è che, dopo Berlusconi «arrivi Chavez. Bisogna ripristinare i concetti basici della democrazia parlamentare che non può andare avanti a fiducie, decreti o telefonate riparatrici. O il parlamento riprende il suo ruolo o non c'è libertà per nessuno». In questo senso, Bersani definisce «inelegante» la telefonata fatta da Berlusconi a Emma Marcegaglia per «spostare due miliardi» mentre «insegnanti, poliziotti e disoccupati» non sanno nulla di ciò che succede.

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