Multe quote latte, no di Galan alla Lega: se sono sospese mi dimetto
ROMA La manovra? E' già super blindata. Più che dal voto di fiducia già annunciato dal governo sia per il Senato che per la Camera che azzera di fatto discussioni e emendamenti la vera blindatura sta nella dichiarazione congiunta firmata da Berlusconi e Tremonti il cui motto è scolpito nella pietra: «I saldi erano, sono e saranno intangibili». Pietra tombale per le speranze delle Regioni che hanno avuto la soddisfazione di essere convocate da Berlusconi domani ma che hanno incassato come un pugno allo stomaco il comunicato di Silvio & Giulio, il cui significato politico è trasparente: un asse di ferro tra i due che cancella ipotesi e paure di uno scontro pericoloso tra premier e ministro dell'Economia. Senza quel comunicato, l'incontro di Berlusconi con le Regioni sarebbe suonato come una sconfessione della linea rigorista del Tesoro, nel momento in cui il premier accettava di mediare con i governatori. Invece nulla di tutto questo, anzi il problema di oggi è opposto per gli enti locali: che si va a fare a palazzo Chigi se la premessa è che la manovra è di fatto intangibile?
La nota congiunta parte ricordando che la fiducia viene posta per rispettare quanto si aspettano sia la Commissione Ue che i mercati finanziari, e cioé che va ridotto il debito pubblico. Impegno primario. Secondo punto: la manovra va inquadrata all'interno della finanziaria triennale, varata nel 2008. Il che significa, tradotto, che in questi tre anni i sacrifici sono stati già ripartiti, i ministeri furono colpiti per primi, e adesso tocca agli enti locali. Come a dire alle Regioni: non vi potete lamentare troppo né chiedere di ripartire i sacrifici con altri che invece sono già stati colpiti. Scrivono Berlusconi e Tremonti: «Ciò che viene rilevato ora come "squilibrio" a carico dei governi locali va, dunque, valutato in base a ciò che è già stato operato a carico del governo centrale (e non può essere ulteriormente incrementato). Ciò rende oggettivamente impraticabile l'ipotesi di uno spostamento interno alla manovra, da una voce all'altra». D'altronde per le Regioni l'incidenza della manovra «è il 3%», non riducibile ma recuperabile «nella forma di possibili economie di bilancio». Poi, con il federalismo fiscale, molte cose miglioreranno.
Dietro l'angolo altri nodi rischiano di venire al pettine. Lo scontro tra Galan e la Lega sulle multe per le quote latte, che gli allevatori difesi da Bossi e dal figlio Renzo continuano a non voler pagare. Il ministro ha minacciato le dimissioni. E il leader udc Casini l'ha confortato: «Noi stiamo con Galan e con gli allevatori onesti e non con i "furbetti delle quote latte"». E vede davanti il caos: «Dopo la manovra le regioni taglieranno inevitabilmente i servizi ai cittadini. Parlo di trasporti pubblici locali, scuola, sanità». C'è poi l'attacco della Lega a Formigoni, al quale vuole impedire di finanziare con i fondi della Lombardia il Meeting di Cl a Rimini. Fuoco sopra la cenere.
In tutto questo l'opposizione protesta vivacemente sia contro i voti di fiducia (martedì si va in aula al senato, giovedì prossimo la fiducia) che impediscono il confronto sulla Manovra e sviliscono da democrazia parlamentare. Il leader pd, Bersani, attacca: «È un disastro, è chiaro che è una fiducia messa per aumentare la maggioranza ed impedire la discussione. Quando ieri ho detto che dopo Berlusconi si rischia Chavez mettevo in guardia da questo meccanismo pericolosissimo perchè o ribadiamo la democrazia parlamentare o prendiamo un'altra strada, un meccanismo populista incombente». A Bersani non va giù che il premier incontri a casa sua, a palazzo Grazioli, i presidenti di regione, invece che nella sede del governo: un «vero svilimento istituzionale». Accusa finale: «La manovra non basterà. Ne riparliamo in autunno visto che già questa manovra per loro non ci doveva essere, anche la prossima per loro è da escludere salvo poi intervenire». Protestano anche i diplomatici: «Con questi tagli - scrivono in una lettera aperta - siamo ridotti allo stremo». E si dicono pronti a scioperare.