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Pescara, 20/04/2026
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10/07/2010
Il Centro
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Tagli, Chiodi critico con il governo. Il presidente deluso: «Enti locali penalizzati. Rimanendo così la situazione, le Regioni non saranno più in grado di assicurare alcuni importanti servizi come il trasporto pubblico» (Guarda la tabella) |
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«Ci è stato negato anche il rinvio di qualche giorno» PESCARA. Non saranno rivisti i saldi della manovra, i tagli agli enti locali restano inalterati. Il governo non recede dalle proprie posizioni e si acuisce il conflitto con i presidenti delle Regioni che ieri sono stati ricevuti dal premier Berlusconi e dal ministro Giulio Tremonti. Ed è come se fossero cadute nel vuoto le richieste che invocavano un incontro urgente con il governo per alleviare le conseguenze previste dalla manovra economica in discussione e approvazione in Parlamento. Lo stesso governatore dell'Abruzzo, Gianni Chiodi, tra i partecipanti alla riunione di Palazzo Chigi, non esita a giudicare «negativo» l'incontro con il governo, «in quanto non c'è stata nessuna apertura verso il sistema delle Regioni. Non è stato concesso neppure lo slittamento di qualche giorno dell'approvazione della manovra. Anzi», rivela Chiodi, «di fronte a questa richiesta, il ministro Tremonti ha detto che in caso di rinvio il nostro debito pubblico sarebbe sotto scacco di speculazioni finanziarie e di attacchi pericolosi per l'intero sistema Paese già da lunedì». «Nel corso della riunione» prosegue il presidente della Regione Abruzzo, «abbiamo cercato di dimostrare che i dati che arrivano dall'Istat confermano come sia stato lo Stato negli ultimi anni a incrementare l'indebitamento generale. Naturalmente, le Regioni sono consapevoli che hanno delle responsabilità a cui far fronte, in questo senso il ministro dell'Economia ci ha ricordato il nodo sanità, che sta interessando diverse Regioni del centro-sud, ma proprio per questo noi siamo pronti a fare la nostra parte, così come siamo pronti a istituire una commissione paritetica governo-Regioni che individui l'origine e la natura degli sprechi. Berlusconi questo lo ha accettato ed è stata l'unica cosa concessa. L'unica certezza, invece» spiega ancora il governatore dell'Abruzzo, «è che dal 2011, rimanendo così la situazione, le Regioni non saranno più in grado di assicurare alcuni importanti servizi come il trasporto pubblico, sul quale dovremmo fare delle pesanti riduzioni e le politiche di sostengo alle imprese». Il nulla di fatto da parte del governo ha portato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, a parlare di «conflitto istituzionale» e a confermare l'intenzione di rimettere nelle mani del governo le deleghe trasferite alle Regioni dalla riforma Bassanini. Circostanza confermata anche da Chiodi. «Siamo sempre più convinti che l'unica soluzione attuabile sia questa» conferma Chiodi. «Il governo sa benissimo che con i tagli previsti in finanziaria le Regioni non sono in grado di operare amministrativamente su alcune materie importanti come i trasporti e le politiche di sostegno alla famiglia e alle imprese, tanto per fare qualche esempio». In termini finanziari, le deleghe che le Regioni vogliono riconsegnare pesano per poco più di tre miliardi di euro di trasferimenti a fronte dei 4 miliardi 350 milioni che lo Stato vuole tagliare a partire dal 2011.
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