Fallito l'incontro a Palazzo Chigi. Tremonti inflessibile, Bossi in difficoltà
ROMA. E' andato male l'incontro decisivo fra il governo e le Regioni. E ora tutti i governatori, senza distinzione di appartenenza politica, sono decisi a compiere il gesto estremo: restituire allo Stato le deleghe che avevano ricevuto con la legge Bassanini, aprendo così un nuovo conflitto istituzionale. Con i tagli che la manovra gli impone (quasi dieci miliardi in due anni) sostengono infatti di non poter più garantire i livelli essenziali di assistenza.
In concreto, nei prossimi mesi potrebbero subire drastici tagli i trasporti pubblici locali, il sostegno alle persone non autosufficienti e alle famiglie, il sostegno alle piccole imprese, le politiche ambientali, la sanità. Ma i governatori, anche in questo caso tutti d'accordo, da Formigoni a Vendola, sottolineano un altro paradosso delle decisioni del governo Berlusconi: «Chi vuole andare verso il federalismo - dice Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni - non può imboccare la strada opposta e andare verso il peggior centralismo».
Alla riunione era presente un imbarazzato Silvio Berlusconi affiancato da Tremonti, Bossi, Calderoli, Fitto. Il Cavaliere come sempre ha tentato di smussare le asperità. «Prendiamoci 4-5 giorni di riflessione», ha provato a dire. Prontamente bacchettato però da Tremonti che gli ha ricordato come i tempi siano ormai fissati e i margini di manovra praticamente non esistano più. Uguale l'imbarazzo di Bossi, specie per i riflessi sul federalismo. Anche il senatùr avrebbe tentato di intercedere, ma senza alcun risultato.
Inevitabile così il giudizio dei governatori che ieri si sono presentati nella sala stampa di Palazzo Chigi tutti insieme, da Formigoni e la Polverini a Vendola e Burlando. Si nota però l'assenza dei due governatori della Lega, Zaia e Cota, anche se, assicurano gli altri, è solo perché «dovevano prendere l'aereo». L'incontro ha avuto «un esito molto negativo», dice comunque Errani. Ricorda la piena disponibilità delle Regioni a trovare un accordo, a verificare i numeri e soprattutto le responsabilità degli sforamenti della spesa pubblica ai vari livelli istituzionali. Per le Regioni infatti l'incremento della spesa nell'amministrazione centrale è assai più alto di quello delle amministrazioni regionali. Al contrario la manovra è invece completamente squilibrata a danno delle Regioni e degli enti locali. Facciamo una verifica seria - è stata dunque la proposta dei governatori - e poi si taglia proporzionalmente. Ma la risposta di Tremonti è stato un altro secco «no».
L'unica, generica disponibilità raccolta dalle Regioni è quella verso la loro proposta di istituire una commissione, a costo zero, per verificare dove si annidano davvero gli sprechi. Berlusconi avrebbe detto di essere d'accordo, anche se con Errani si sarebbe poi aperta una discussione su chi la debba presiedere.
E nel frattempo comunque è scontro. I governatori chiedono di mettere all'ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni la restituzione delle deleghe avute dalla legge Bassanini (vale a dire una serie di competenze attribuite dall'amministrazione centrale a quelle regionali). Per farlo serve una legge, avrebbe puntualizzato Tremonti. E' sufficiente un emendamento alla manovra, ha precisato Formigoni. In ogni caso, sottolinea Errani, la Bassanini a fronte delle competenze trasferiva alle Regioni 3 miliardi, mentre la manovra attuale ne taglia 4. Non resta dunque altra strada che restituirle allo Stato.