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Pescara, 20/04/2026
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Data: 10/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Trasporti, scoperta una maxi frode. L'Ufficio delle Entrate recupera imposte per 85 milioni di euro

Accertamenti compiuti su due società: nel mirino l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti

È quella che in gergo si definisce una frode carosello e gli accertamenti compiuti presentano cifre da capogiro: oltre 71 milioni di imponibile Ires e mancato versamento Iva per 14 milioni. È il bilancio di un'operazione di controllo e recupero messa in campo dall'ufficio delle Entrate di Chieti che ha scoperto una frode "carosello" nel settore degli autotrasporti. I recuperi sono il frutto di controlli effettuati nell'ambito dell'attività di contrasto all'evasione per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La frode ha visto coinvolte due società, tra loro collegate e che sulla carta esercitavano la stessa attività ovvero trasporti internazionali di persone e merci, una delle quali interposta tra l'effettivo fornitore del servizio ed il committente finale.
Di fatto i trasporti venivano effettuati da una società con automezzi fittiziamente concessi in comodato dall'altra società la quale riceveva fatture con Iva detraibile dall'apparente prestatore del servizio e successivamente provvedeva ad emettere fatture con un minimo sovrapprezzo e senza applicazione dell'Iva nei confronti della clientela intracomunitaria.
L'attività ispettiva si è svolta in due fasi. In un primo momento, l'Ufficio delle Entrate ha acquisito prove circa la stretta interconnessione esistente tra le due società, che si è tradotta in una sostanziale identità delle compagini societarie e della titolarità degli automezzi utilizzati, estendendosi al personale dipendente. Quindi è stato individuato il meccanismo fraudolento utilizzato per conseguire illeciti ed ingenti risparmi d'imposta e per determinare la formazione di un rilevante ed inesistente credito Iva in capo ad una delle due società, quando, nel contempo, l'altra aveva accumulato un consistente debito nei confronti dell'Erario ed ha omesso di effettuare qualsiasi versamento di imposte e ritenute, dopo di che ha cessato l'attività. La Commissione Tributaria Provinciale di Chieti ha accolto la richiesta di applicazione di misure cautelari avanzata dall'Ufficio delle Entrate di Chieti. I giudici tributari hanno infatti accolto la tesi del Fisco, affermando che i numerosi elementi di fatto accertati ed evidenziati in modo analitico dall'Agenzia concretizzano il pericolo di inquinamento delle prove o di sottrazione del patrimonio per la riscossione poiché parte dei beni per i quali si chiede la misura cautelare sono "di facile dispersione".

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