ROMA - Investire nel Lazio, in infrastrutture dei trasporti, i fondi incassati con il nuovo pedaggio sui raccordi autostradali, «è un'iniziativa molto meritevole». Anzi, «deve diventare un principio generale, così come accade in altri Paesi europei: i cittadini devono vedere come vengono utilizzati i loro soldi». Parola di Franco Frattini, ministro degli Esteri e romano doc, che commenta favorevolmente la proposta del nostro giornale di vincolare l'Anas a utilizzare sul territorio il gettito della "soprattassa sul raccordo anulare".
Il titolare della Farnesina ben conosce l'odissea quotidiana «di chi arriva a Roma sulle consolari, percorrendo l'Appia, la Salaria o l'autostrada A24». E per il futuro della Capitale vede un'unica ricetta possibile: «Bisogna investire nelle infrastrutture per la mobilità, in particolare strade d'accesso alla città e metropolitane».
Ministro Frattini, è ragionevole chiedere che i proventi della soprattassa sui raccordi vengano utilizzati nel Lazio, dove vengono riscossi?
«Assolutamente sì. Credo che debba diventare un principio generale, come in altri Paesi, il fatto che un cittadino che paga il pedaggio veda come vengono utilizzati suoi soldi, potendo poi utilizzare quel viadotto, quel raccordo stradale o quella linea metropolitana finanziata grazie ai fondi raccolti».
Insomma sarebbe un principio moderno, di buona amministrazione.
«Rientra in quella logica federalista che, anzi, prevede che questi vincoli diventino la regola, tranquillizzando chi, come i cittadini, vuole giustamente sapere dove va a finire la spesa pubblica».
Può quindi diventare anche uno stimolo per gli amministratori?
«Un principio del genere potrebbe togliere a qualche amministratore, non del tutto educato alla buona amministrazione, la tentazione di utilizzare fondi specifici per altre finalità. Sempre finalità pubbliche, intendiamoci, non sto parlando di illeciti. Ma comunque diverse da quelle a cui deve essere destinata un'imposta su un determinato servizio».
In particolare, a quali finalità dovrebbe essere prioritariamente destinato il gettito della soprattassa sul grande raccordo anulare?
«E' una domanda a cui potrebbe ben rispondere chiunque entri ogni mattina a Roma utilizzando le strade consolari. Oppure percorra il tratto urbano della Roma-L'Aquila e poi utilizzi la tangenziale Est, ormai completamente inadeguata e ancora più intasata in questo periodo, con i lavori in corso. Bisogna investire in infrastrutture, soprattutto in raccordi e metropolitane. Certo, capisco che non possiamo pretendere di diventare in poco tempo come i cinesi...».
In che senso?
«Ero stato a Pechino nel 2003, quando l'Italia era presidente di turno dell'Unione europea, poi ci sono tornato nel 2008, per le Olimpiadi. Beh, in cinque anni hanno realizzato ben due raccordi concentrici intorno alla città: nel 2003 ne avevano uno, nel 2008 tre. Il futuro delle grandi città è questo. A Roma, invece, abbiamo solo un raccordo anulare e mezzo (la tangenziale Est). Bisogna migliorare la viabilità e, con treni e metropolitane, offrire reali ed efficienti alternative a chi vuole lasciare l'auto a casa».
Le associazioni di categoria, dagli industriali ai commercianti, chiedono più infrastrutture per i trasporti come stimolo per il rilancio dell'economia.
«Il costo della mancanza di infrastrutture di trasporto adeguate pesa tanto sulle singole persone. Ma è chiaro che rappresenta anche un freno per le imprese, che devono affrontare tempi e costi più alti per il trasporto, rispetto alle altre grandi città. Questa è una concorrenza sleale indiretta, che pesa sull'economia di Roma».
Sarà concretamente possibile vincolare i fondi dell'Anas per il Lazio?
«Sarebbe doveroso, perché potrebbe permettere a chi amministra di poter avere finalmente fondi certi e adeguati, di cui poi gli si chiederà conto. Il Governo è stato generoso con Roma, ma è chiaro che, finché sarà tutto affidato alle graziose concessioni, sarà difficile mettere in campo investimenti solidi e adeguati alle reali necessità».