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Pescara, 20/04/2026
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Data: 11/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sulla restituzione delle deleghe si incrina il fronte delle Regioni. Piemonte e Veneto: noi invece vogliamo più competenze

ROMA Il giorno dopo la rottura con il governo, il fronte delle Regioni mostra qualche crepa. Due, fondamentalmente: da una parte c'è lo smarcamento dei presidenti leghisti, che non si associano alla scelta di restituire al governo le competenze corrispondenti ai fondi tagliati con il decreto; dall'altra la pattuglia delle Regioni con pesanti deficit sanitari, che vogliono a tutti i costi mantenere un canale aperto con il governo, nella speranza di poter almeno ammorbidire la stretta fiscale a danno dei propri cittadini.
Nessuna delle due situazione è completamente nuova, ma dopo il voto in conferenza delle Regioni (che pure è stato unanime) e dunque al momento di decidere come proseguire la battaglia, le divisioni o anche i semplici distinguo affiorano con più evidenza. Il prossimo appuntamento è fissato per mercoledì, quando si riunirà la Conferenza Stato-Regioni. C'è la richiesta, da parte regionale, di porre all'ordine del giorno proprio la questione della restituzione delle funzioni trasferite in base alla legge Bassanini del 1997. Un passaggio che richiede l'accordo del governo, e poi la trasposizione in una legge ordinaria. Dal punto di vista giuridico appare invece complicata la strada inversa, quella di una rinuncia unilaterale attraverso singole leggi regionali
Le competenze in questione vanno dal trasporto pubblico locale (finanziariamente è la partita più rilevante) agli incentivi alle imprese, dalle opere pubbliche alla viabilità. Materie che possono avere un impatto diretto sui cittadini: anche di questo ha parlato ieri Vasco Errani, presidente dell'Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni in una telefonata con il capo dello Stato, che aveva lo scopo di informarlo di tutta la vicenda. Politicamente Errani, che pure si dice intenzionato a proseguire ad oltranza la ricerca del confronto, punta a rilanciare la palla all'esecutivo: «Se il governo è in grado di gestire le competenze riducendo in quel modo, si faccia avanti - ha rimarcato - diversamente spieghi ai cittadini e alle imprese che è la manovra che pesa in modo così forte sui servizi ai cittadini e alle imprese».
Sulla stessa linea il presidente della Lombardia Formigoni, che in particolare ha voluto rispondere al ministro Tremonti e al suo invito alle Regioni a restituire innanzitutto le competenze sull'invalidità. «Bene - ha fatto osservare Formigoni - così sarà il ministro Tremonti a dire ai veri invalidi che non ci sono più contributi».
Non la pensano proprio allo stesso modo Cota e Zaia, i due leghisti che guidano rispettivamente Piemonte e Veneto. «Punto a nuove competenze, non certo a restituire le deleghe» ha detto il primo. «Di restituzione di competenze non si parla» gli ha fatto eco il secondo.
Più sfumata e in qualche modo attendista la posizione di altri presidenti come Renata Polverini (Lazio) e Giuseppe Scopelliti (Calabria): entrambi devono cercare di scongiurare in extremis gli aumenti di Irpef e Irap.
Intanto parallela alla vicenda delle Regioni (anzi in qualche modo intrecciata con essa) si svolge quella dei Comuni, che pur contestando la manovra hanno invece raggiunto con il governo un'intesa che prevede il passaggio al federalismo municipale, ossia il trasferimento ai Comuni stessi di tributi statali quali l'imposta di registro e l'Irpef sugli immobili. La situazione è stata così riassunta dal ministro Calderoli: «Comuni e Province sono stati lungimiranti, le Regioni no»
Il numero uno dell'Anci, il sindaco di Torino Chiamparino, ha voluto ieri ribadire le critiche al decreto, ma il suo sì all'intesa ha suscitato qualche malumore. E c'è chi come il presidente della Provincia di Roma Zingaretti invita a «continuare la lotta contro la chiusura del governo».

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