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11/07/2010
Il Messaggero
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Telecom, 3.700 nuovi esuberi. Il gruppo minaccia i licenziamenti, ma si cerca una trattativa |
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Domani si apre la procedura, l'annuncio dato ai sindacati venerdì. A Roma 500 esodi
ROMA Potrebbero essere espulsi in 500 circa, solo a Roma. A livello nazionale il numero è ancora più alto: 3.700 possibili licenziamenti, complessivamente, a Telecom Italia nel 2010 ed entro giugno 2011. Altri 2.500 circa uscirebbero nel 2012, con un totale definitivo di 6.822 esuberi nell'arco del triennio. Sono cifre da paura per un gruppo che ha già concordato nel 2008 con i sindacati 5.000 uscite, con la mobilità volontaria, entro la fine del 2010. E, soprattutto, vi è quella spada di Damocle rappresentata dai 3.700 per i quali il gruppo guidato da Franco Bernabè ha comunicato ai sindacati l'avvio della procedura prevista dalla legge 223 del 1991: licenziamenti collettivi, appunto, a cominciare dai più giovani. E' la prima volta nella storia del gruppo che di privatizzazione in privatizzazione, di ristrutturazione in ristrutturazione, ha assottigliato i suoi dipendenti fino agli attuali 53.000, sempre però concordando gli esodi ed evitando finora il tabù del licenziamento. «Siamo stati avvisati mentre era in corso lo sciopero nazionale afferma invece Vito Antonio Vitale, segretario generale della Fistel-Cisl e le lettere ci arriveranno domani, lunedì». Eppure non è detto, nemmeno ora, che si arrivi davvero ad una conclusione così drastica. E dietro le mosse e le dichiarazioni ufficiali, sembra si sia già messo in moto il meccanismo che dovrebbe portare all'apertura di un tavolo di trattativa per trovare una soluzione concordata tra le parti. D'altronde, è la stessa legge sui licenziamenti collettivi a fissare 75 giorni entro i quali va trovata tra le parti una soluzione. Con il coir nvolgimento, se necessario, anche del ministero del Lavoro. Il ministro Sacconi, per il momento, è stato cauto. «Se confermate ha affermato le intenzioni del gruppo Telecom ovviamente renderebbero più difficile il necessario dialogo sociale. Il governo ha sempre invitato le imprese ad evitare azioni unilaterali». Si possono giustificare «razionalizzazione dei costi soltanto se collegati a significativi investimenti». Quale potrebbe essere allora la via d'uscita? Innanzitutto l'apertura di una tavolo di trattativa. I 5.000 esuberi del 2008 stanno completando il ciclo d'uscita ma ci sarebbero circa 800 lavoratori che hanno nel frattempo acquisito i diritti per la pensione d'anzianità. Altri 1.500 avrebbero i requisiti per la mobilità (in base all'accordo 2008) ma avrebbero scelto di non avvalersene. Qui, secondo alcune indiscrezioni, Telecom vorrebbe l'uscita obbligatoria con mobilità a 3 anni nel Nord e 4 anni nel Sud. A fine 2011 inoltre altri maturerebbero i requisiti e si potrebbe in questo modo raggiungere la soglia dei 3.700. Il resto andrebbe gestito nel corso del 2012. La contropartita che potrebbero ottenere i sindacati riguarderebbe gli impegni sugli investimenti e nuovi ingressi mirati in specifici settori, come la rete di nuova generazione in fibra ottica. La prima tappa potrebbe essere a Roma, all'Unione industriali.
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