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Data: 11/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
P3, Verdini tradito anche dalle foto. Il coordinatore Pdl si difende: contro di me uno tsunami mediatico-giudiziario

LE INCHIESTE SULLA CRICCA Nella sua residenza romana gli incontri con il faccendiere Flavio Carboni e soci

ROMA. «Contro di me un fiume di fango». Travolto all'inchiesta sulla nuova P2 l'onorevole Denis Verdini si proclama innocente. È a palazzo Pecci Blunt, la sua residenza romana, che si sono riuniti in più occasioni i sodali dell'associazione segreta finita nel mirino della procura di Roma. Lo provano, al di la di ogni ragionevole dubbio, gli appostamenti fotografici compiuti dalla polizia giudiziaria. Ma il coordinatore nazionale del Pdl, indagato per corruzione e ora anche per violazione della legge Anselmi, ieri ha negato il suo coinvolgimento.
«Mi trovo mio malgardo trascinato al centro di uno tsunami mediatico giudiziario di violenza inaudita, senza nessuna possibilità di difendermi compiutamente da una serie di ricostruzioni che è un eufemismo definire fantasiose», ha detto Verdini dichiarandosi pronto a chiarire ogni aspetto per fermare «il fiume di fango e menzogne che viene quotidianamente riversato sulla mia onorabilità».
Verdini ammette di avere ospitato a cena i tre arrestati (il faccendiere Flavio Carboni, l'imprenditore napoletano Arcangelo Martino e l'ex giudice tributarista Pasquale Lombardi), ma «in non più di una o due occasioni». E mai per discutere di argomenti come il Lodo Alfano o i parchi eolici in Sardegna. Regolari, per Verdini, sarebbero anche tutti i passaggi di denaro avvenuti presso il Credito popolare fiorentino da lui presieduto. «Nulla di illecito», ha ribadito ieri.
A minimizzare gli avvenimenti messi a fuoco dalla procura di Roma anche Flavio Carboni, detenuto a Regina Coeli e già sottoposto a interrogatorio di garanzia. «Il senso delle sue telefonate è stato travisato», ha spiegato l'avvocato Renato Borzone che difende il settantottenne Carboni dai tempi del primo processo per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi. E che ora ha già presentato ricorso al tribunale del riesame per ottenere la scarcerazione del suo assistito.
Il ricorso di Carboni sarà esaminato giovedì 15 luglio. Ma non è questo il primo appuntamento di una settimana che si annuncia densa di attività istruttoria. Anche se l'interrogatorio potrebbe slittare per precedenti impegni dei legali, per martedì mattina è infatti atteso a piazzale Clodio il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, destinatario di un invito a comparire firmato dai magistrati romani che conducono l'inchiesta sull'eolico.
Indagato per abuso d'ufficio e concorso in corruzione, il governatore sarà ascoltato dal procuratore aggiunto Pellegrino Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli su diversi passaggi dell'inchiesta: a cominciare dall'avvenuta nomina di Ignazio Farris, sponsorizzata da Carboni, a presidente dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente.
Anche a Farris è stato consegnato un invito a comparire negli uffici giudiziari capitolini. E come lui saranno ascoltati anche l'assessore regionale all'urbanistica, Gabriele Asunis, e altri funzionari della pubblica amministrazione.
Ma l'eolico resta solo un capitolo dell'inchiesta su una cricca che puntava ad interferire con l'attività di organi costituzionali - dal Csm alla Consulta - per favorire politici e magistrati amici.

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