Dopo gli scricchiolii dei giorni passati, Vasco Errani e Roberto Formigoni provano a ricompattare il fronte delle Regioni atteso mercoledì da un nuovo incontro-scontro col Governo: «Siamo uniti e determinati» manda a dire il governatore dell'Emilia-Romagna, che ieri è tornato ad appellarsi direttamente al premier Berlusconi, come a sminuire i "se" e i "ma" che altri sui colleghi cominciano a mettere in campo rispetto alla linea dura che prevede, in mancanza di un'intesa con il Ministero dell'Economia, la restituzione di molte competenze al Governo.
La manovra finanziaria disegnata da Tremonti e Berlusconi prevede il taglio di 4 miliardi e mezzo di euro di fondi destinati a servizi gestiti dalle Regioni. Tanti, troppi secondo i governatori che fin qui hanno unanimemente definito irricevibili i contenuti della Finanziaria. Poi però è accaduto che i due presidenti affiliati alla Lega Nord (Zaia per il Veneto e Cota per il Piemonte) abbiano in qualche modo preso le distanze dai colleghi, come ha ribadito ieri proprio Roberto Cota: «Sono contrario a dire "rimettiamo le deleghe": sono un federalista e non le rimetterò. Anzi, ne chiederò di nuove per il Piemonte». Ed è bastato questo per ammorbidire la posizione di altri, specie di Lazio, Campania e Calabria che (insieme col Molise) rischiano di dover anche aumentare le tasse ai propri cittadini (Irpef) e alle proprie imprese (Irap) per far fronte ai deficit sanitari.
Non è un caso che Renata Polverini, presidente del Lazio, ieri abbia sfumato i toni dello scontro: «Bisogna aprire una riflessione sul tema della restituzione delle deleghe. Non credo che le Regioni vogliano e possano spogliarsi del proprio ruolo».
Ma Vasco Errani, presidente della conferenza dei Governatori, sostiene che i "se" e i "ma" degli altri non vanno interpretati come segnali di rottura del fronte: «La nostra compattezza non è in discussione e finora i nostri documenti sono stati sottoscritti all'unanimità: la manovra così com'è non è sostenibile. Detto questo, le Regioni non rinunciano a lavorare e a confrontarsi con il governo anche nei prossimi giorni per rendere la manovra più equa».
A dargli man forte c'è la Lombardia di Roberto Formigoni, e non è un sostegno da poco anche perché fuga i sospetti di chi sostiene che le iniziative di Errani (che è del Pd) siano dovute alla contrapposizione politica con l'Esecutivo guidato da Berlusconi: «Restituire le deleghe al governo non è una minaccia, bensì un fatto che si realizzerà automaticamente se questa manovra resterà com'è ora» dice il governatore lombardo. Confermando così l'intesa totale col collega emiliano, e rispedendo al mittente le insinuazioni di Umberto Bossi secondo il quale le Regioni - pur di andare allo scontro - hanno rifiutato la mediazione leghista tesa a ridurre di un miliardo il taglio agli enti locali: «Assicuro il mio amico Bossi che nessuno ci ha mai fatto la proposta di cui lui parla, nessuno ci ha mai proposto di ridurre di un miliardo i tagli alle Regioni. E dico di più: se questa proposta è ancora valida, siamo pronti a venire a Roma domani a firmarla con lui e con Tremonti». In realtà, la proposta era stata soltanto ventilata, ma al tavolo dell'incontro tra governo e Regioni nessun ministro l'aveva messa sul piatto come ipotesi praticabile. Troppo tardi per farlo adesso? «Se Bossi è davvero preoccupato degli eccessivi tagli» incalza Formigoni «lo prego di intervenire con decisione sul Ministero del Tesoro e a farsi garante lui di questa riduzione di un miliardo di euro». Ieri sera comunque il leader leghista ha spiegato di voler incontrare Tremonti mercoledì «per vedere dove si possono pescare i soldi per le Regioni». Ribadendo poi la volontà di «portare al Nord un po' di ministeri».