Prevista un'altra spedizione nella Capitale per mostrare immagini e foto delle cariche delle forze dell'ordine
L'AQUILA. Una lettera al ministro Roberto Maroni per sollecitare un rapido iter dell'inchiesta sui fatti accaduti il 7 luglio a Roma e per chiedere il dimissionamento dei responsabili delle cariche, attuate dalla forze dell'ordine in assetto antisommossa, contro i terremotati. E ancora, l'elaborazione di una legge di iniziativa popolare sul terremoto. Queste le iniziative lanciate ieri dall'assemblea cittadina riunita, come ormai accade da mesi, nel tendone a piazza Duomo.
Una lettera a Maroni, il cui testo è stato più volte rivisto dall'assemblea ieri affollatissima, che porterà la firma di tutti gli «attori istituzionali» che hanno aderito e partecipato alla manifestazione romana.
«Signor ministro, abbiamo letto le sue dichiarazioni riguardo la richiesta di indagine per verificare i fatti accaduti durante la manifestazione del 7 luglio scorso. Chi le scrive» si legge nella lettera «è l'assemblea dei cittadini del presidio di piazza Duomo, promotrice di quella manifestazione. Abbiamo sentito il capo della Digos, il questore di Roma e anche il capo della polizia, Antonio Manganelli, evocare la presenza di elementi esterni a noi estranei che avrebbero agito da agenti provocatori. La informiamo che di quel che è accaduto gli unici responsabili siamo noi aquilani, madri, padri, figli. Di questo ci assumiamo tutti piena e unica responsabilità. Il resto è falsità. Riteniamo nostro diritto far sentire la nostra voce pacificamente nei palazzi dove si vuol negare il futuro alla nostra terra e ai nostri figli. Questo diritto lo difendiamo, con i nostri sindaci e i nostri gonfaloni, sempre con le mani alzate, con i nostri volti ben visibili e armati solamente della bandiera neroverde della nostra città. Tutti i filmati possono testimoniarlo. Noi non abbiamo nulla da nascondere. Sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. I dirigenti del suo Ministero che affermano il contrario, a cominciare dal dottor Manganelli, o sono male informati o agitano inesistenti spettri per coprire i propri errori. In entrambi i casi riteniamo che incarichi così delicati non possano essere più ricoperti da persone che mentono per coprire le proprie responsabilità screditando le istituzioni che rappresentano. Per questo le chiediamo di procedere alla loro immediata sostituzione».
Quindi, la riproposizione delle ragioni della protesta oscurate il 7 luglio dagli incidenti: sospensione delle tasse, occupazione, sostegno all'economia e, soprattutto, la necessità di una legge organica sul terremoto che stabilisca tempi e finanziamenti certi. Tutti problemi sui quali il governo non ha dato risposte».
Sin qui la lettera, nel cui testo non è però finita - perché bocciata dall'assemblea - la richiesta di dimissioni (avanzata da alcuni cittadini) anche per lo stesso Maroni e per il Presidente del Consiglio.
Nel corso dell'incontro il deputato del Pd, Giovanni Lolli ha annunciato la presentazione - sempre sulla manifestazione - di un'interrogazione parlamentare. Inoltre, «al fine di ristabilire la verità» l'assemblea ha deciso di organizzare, già la prossima settimana, un'altra iniziativa a Roma per poter mostrare all'opinione pubblica fotografie e immagini sull'accaduto. E per rimanere ai fatti di Roma, l'assemblea chiederà al commissario Gianni Chiodi e al vice presidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis, «che hanno avallato la tesi della provocazione da parte dei manifestanti, che si vogliono così criminalizzare e screditare, di dimostrare pubblicamente quanto affermato».
Quindi, l'assemblea si è detta pronta ad elaborare una legge di iniziativa popolare - che dovrà essere supportata da 50 mila firme - sul terremoto. Proposto, inoltre, un confronto pubblico, tra Chiodi e il sindaco Cialente (presente anche ieri all'appuntamento), per chiarire la questione legata ai fondi per la ricostruzione. E c'è stato spazio anche per lanciare l'idea di un regolamento sulla ricostruzione partecipata. Una proposta condivisa dall'assessore Stefania Pezzopane. «Un'idea» ha commentato, annunciando anche l'avvio di una serie di incontri, «che trova piena condivisione nell'amministrazione comunale. Non a caso il sindaco ha attribuito una delega specifica. La ricostruzione non è solo degli organismi politici: appartiene a tutti i sindaci e ai cittadini coinvolti nella tragedia. E tutti hanno diritto di fare proposte e pretendere che queste vengano tenute nella debita considerazione».