ROMA E' allarme nel Pdl. Dopo lo scontro tra Berlusconi e Fini, ora dilaga il correntismo, con fondazioni che appaiono vere consorterie. Renato Schifani le mette all'indice sul "Corriere della Sera". Rimprovera Fini perché nel suo ruolo deve essere «terzo», critica la scelta dello «scontro pubblico» con Berlusconi e avverte: o c'è «un chiarimento diretto» o la «rottura».
Esclude però il rischio di crisi Umberto Bossi che gela Berlusconi. Cosa dovrebbe fare con Fini? «Affari suoi, è un suo amico». E liquida qualsiasi tentazione di riaccogliere l'Udc nella maggioranza: «E' una brutta ipotesi che ci fa solo perdere tempo». Schifani, sistemato Fini, si schiera contro ogni tipo di corrente, consapevole di essere accusato dai finiani e dal rivale di sempre, Gianfranco Miccichè, di alimentare quella dei «lealisti» siciliani che fanno la guerra al governatore Lombardo. «Quando dicemmo che Renato Schifani è un capocorrente successe un finimondo», ricorda ironico il sito finiano "Generazione Italia", oggi leggiamo invece che «strizza l'occhiolino all'Udc e manda un messaggio alla terza carica dello Stato».
Schifani prende di mira l'ultima nata, la fondazione «Liberamente» che a Siracusa è stata battezzata dalle tre ministre Prestigiacomo, Carfagna e Gelmini con Miccichè ospite di riguardo. «Così il Pdl implode - attacca il presidente del Senato - anche se loro dicono che hanno avuto l'assenso del Cavaliere». La Sicilia come terra di conquista, insomma, ed è il finiano Briguglio che rinnova a Schifani l'accusa di essere inadatto ad avanzare critiche a Fini, «perché anche lui fa politica attiva, a capo di una corrente che nell'isola si muove da anni come un gruppo organizzato promuovendo e arruolando parlamentari, sindaci, presidenti di provincia, manager di asl, consiglieri di amministrazione». I maggiorenti del partito si schierano con Schifani: da Cicchitto a Gasparri, Lupi e Tajani, passando per i ministri Sacconi e Brunetta, tutti consapevoli che gli strali del presidente del Senato siano gli stessi del leader Berlusconi. Il ministro Frattini invece che di «Liberamente» è uno dei padri, difende la scelta e sollecita un coordinamento delle correnti, candidandosi personalmente al ruolo di responsabile.
I più informati su ciò che sta succedendo in via dell'Umiltà raccontano che sia partito l'assalto alla triade, ovvero ai coordinatori Bondi, Verdini e La Russa. E sulla scorta delle indagini dell'eolico in Sardegna, della "mini loggia" segreta e del falso dossier Caldoro, i finiani partono all'attacco con Bocchino che invoca le dimissioni di Verdini e Cosentino: «Come per Brancher, Berlusconi non può far finta di non vedere». In particolare del sottosegretario all'economia, Bocchino è nemico giurato e avverte dunque che, a causa delle trame ordite contro il governatore campano, «è incompatibile con la guida del Pdl regionale». Le liti dentro il Pdl raccolgono l'indignazione del Pd che le descrive «come uno spettacolo indecente mentre si chiedono sacrifici agli italiani». «E' arrivato il momento di mettere fine a questo scempio, dice il vicesegretario Letta, sono maturi i tempi dell'alternativa». La maggioranza è ancora scossa dalla cena in casa Vespa con annessa corte a Casini. Schifani si spinge a scommettere sui centristi perché «su molti temi avevamo una visione comune, sulla politica estera, sull'economia, sulla famiglia».