Coalizione divisa sulle spese del Festival dannunziano Fallisce il vertice convocato a pranzo per trovare un accordo
PESCARA. L'Udc ha aperto ufficialmente la crisi al Comune. Ieri, in aula, il gruppo consiliare si è rifiutato di votare due importanti variazioni di bilancio. L'amministrazione è stata costretta a ritirare le 2 delibere per evitare di andare sotto.
La maggioranza non aveva i numeri sufficienti per approvare i due provvedimenti. Il tentativo di trovare un accordo, in una riunione urgente che si è svolta alle ore di pranzo, è clamorosamente fallito. E ora tutto è affidato a un prossimo tavolo politico con tutte le forze del centrodestra per cercare di ricucire l'ennesimo strappo all'interno della coalizione, che appare completamente sfilacciata. Ieri il consiglio, dopo cinque ore, è riuscito ad approvare solo una delibera per l'alienazione di un pezzo di terreno a un privato. «Sono consigliere dal 1998», ha commentato il neo capogruppo del Pd Moreno Di Pietrantonio, «ma una cosa del genere non l'ho mai vista». La seduta si è svolta tra contestazioni e liti tra le due coalizione, ma anche all'interno della maggioranza. C'è stata persino una protesta della Lista Teodoro con tanto di cartelli in aula.
Lo scontro si è aperto con l'esame della prima variazione di bilancio, all'interno della quale sono contenuti due stanziamenti contestatissimi, sia dall'opposizione, che da una parte del centrodestra: il primo, prevede 40mila euro in più per la realizzazione del Festival dannunziano; il secondo, 80mila euro in più per la realizzazione dello Stadio del mare. In tutto, 120mila euro prelevati, in parte, dai rimborsi dello Stato per le spese sostenute dal Comune per gli uffici giudiziari e, in parte, dai trasferimenti della Regione per rimpinguare il fondo per il sociale.
La manovra, contestata dall'opposizione, non ha trovato sostegno nemmeno all'interno della maggioranza. I catoniani non si sono presentati in aula. La Lista Teodoro ha annunciato il suo voto contrario. Poi, è arrivato anche lo stop dall'Udc, fortemente critica per le spese sostenute per organizzare il Festival dannunziano. «Il nostro partito non può essere obbligato a ratificare scelte non condivise», ha spiegato il capogruppo Vincenzo Dogali, «la prima cosa deve essere il rispetto della dignità politica, invito a ritirare questa delibera e a convocare subito una riunione di maggioranza». L'avvertimento è suonato forte e chiaro. La maggioranza, senza i voti dell'Udc, non avrebbe avuto i numeri per approvare le due variazioni di bilancio, per cui sono necessari almeno 21 consiglieri presenti in aula. Sarebbe andata sotto. Così, la seduta è stata sospesa e alle ore di pranzo si è svolta una riunione, convocata dal sindaco Albore Mascia, cui hanno preso parte gli esponenti dell'Udc Di Giuseppantonio, Cozzi, Di Noi e Dogali. Ma l'accordo non è stato trovato. La maggioranza è tornata in aula nel pomeriggio e ha dovuto ritirare le due variazioni.
Giunta bloccata da un anno di liti
Mascia nel mirino anche di Teodoro e catoniani
PESCARA. Scontri politici, liti, fratture. La crisi aperta ieri dall'Udc parte da lontano. Dal giorno in cui il sindaco Albore Mascia si è insediato fino ad oggi, si è assistito a ultimatum, prove di forza, minacce di diverse forze politiche della coalizione che hanno piano piano minato la stabilità della maggioranza.
Ha cominciato nel luglio scorso Gianni Teodoro che, per far valere un patto politico siglato nella scorsa campagna elettorale, ha scatenato un putiferio. Mascia lo ha dovuto accontentare nominandolo assessore e assegnando ai consiglieri della sua lista civica una serie di incarichi. Ma nel gennaio scorso, di fronte alle pressioni del leader di Pescara futura Carlo Masci e al braccio di ferro messo in atto da Teodoro per ottenere la riconferma del suo dirigente, il sindaco lo ha estromesso. La Lista Teodoro ha subito aperto uno scontro nella maggioranza, facendo mancare il suo voto in aula. Successivamente, il centrodestra ha perso anche l'appoggio dei catoniani, Nico Lerri e Livio Marinucci, usciti dal Pdl insieme ad Adele Caroli per dare vita a al nuovo gruppo Democrazia per le autonomie. Nel frattempo, l'Udc è passata da due a tre consiglieri con il passaggio di Vincenzo Di Noi proveniente dalla Lista Teodoro. Quell'uomo in più ha consentito ieri all'Unione di centro di avviare una prova di forza con il Pdl dagli esiti incerti (si veda l'articolo in alto). L'opposizione parla di crisi politica.
«Ciò che è avvenuto in consiglio oggi (ieri, ndr)», ha fatto notare il capogruppo dell'Idv Adelchi Sulpizio, «con la maggioranza costretta a ritirare le variazioni di bilancio perché non aveva i numeri per votarle, va chiamato nel giusto modo: crisi. Il sindaco verifichi, a questo punto, se ha ancora una maggioranza che lo sostiene».
«Questa è una crisi di cui Mascia deve tenere conto e con la quale deve fare i conti», ha fatto notare il neo capogruppo del Pd Moreno Di Pietrantonio, «la manifestazione culturale del Festival dannunziano ha diviso, anziché unire. «Oggi (ieri) il consiglio», ha aggiunto il consigliere del Pd Enzo Del Vecchio «è riuscito ad approvare solo la vendita di un terreno di 28 metri quadrati a un cittadino». (a.ben.)