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Data: 13/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Loggia P3 - Indagati anche Dell'Utri e Cosentino. Per i magistrati il senatore siciliano voleva mettere le mani sugli appalti in Sardegna

LA LOGGIA P3 Associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi. Nel mirino le riunioni a casa Verdini

ROMA. Ci sono anche il senatore Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino tra gli indagati della procura di Roma nell'inchiesta sulla cosiddetta P3. Ai due parlamentari del Pdl i magistrati contestano il reati di associazione per delinquere e la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.
I nomi di Dell'Utri, già condannato a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, e Cosentino, già destinatario di una richiesta di arresto per associazione camorristica respinta dalla Camera, si aggiungono così a quelli dell'onorevole Denis Verdini, il coordinatore del Pdl nel cui salotto sarebbero avvenute più riunioni della pseudo-loggia, e a quelli dei tre arrestati dalla procura di Roma: il faccendiere Flavio Carboni, l'ex assessore al comune di Napoli, Arcangelo Martino e l'ex giudice tributarista Pasquale Lombardi.
A Cosentino i magistrati capitolini contestano la partecipazione al complotto teso ad infangare la figura di Stefano Caldoro, allora candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione Campania, e le pressioni sul presidente della Cassazione per ottenere una rapida fissazione del suo ricorso contro le misure cautelari. «Accuse surreali. Mi chiedo se e quando si smetterà di usare la magistratura per altri fini», ha commentato ieri sera Cosentino.
A Dell'Utri, invece, viene contestata la cena a casa di Verdini in cui i sodali, presenti anche il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, il capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller e l'avvocato generale presso la Cassazione Antonio Martone, avrebbero concordato di intervenire sui giudici della Consulta per pilotare il verdetto sul Lodo Alfano. Ma tra le accuse rivolte al senatore c'è anche quella di avere partecipato a una serie di riunioni, avvenute nel dicembre del 2009 fra Roma e la Sardegna, per accaparrarsi assieme a Carboni gli appalti dell'eolico nell'isola. Riunioni a cui sarebbero stati presenti anche il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, indagato per corruzione, il direttore dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, Ignazio Farris (di cui Carboni avrebbe preteso e ottenuto la nomina al vertice dell'Arpa), e altri funzionari pubblici.
Giovedì, intanto, a piazzale Clodio, il tribunale del riesame discuterà il ricorso presentato dalla difesa di Carboni, attualmente detenuto a Regina Coeli. La procura ha depositato in cancelleria undici faldoni di atti: migliaia di pagine dalle quali emergerebbero i nomi di decine di politici e magistrati avvicinati dalla cricca segreta.
Quanto emerso sino ad ora, insomma, potrebbe non essere che la punta dell'iceberg. Lo scrive lo stesso giudice per le indagini preliminari nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Carboni, Lombardi e Martino. «Oltre ai delitti associativi - scrive il Gip in un passo del provevdimento - dagli atti emergono diversi delitti-fine (corruzione, abuso d'ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio) su cui allo stato il pm non ha ritenuto di formalizzare specifiche richieste al giudice». Insomma episodi delittuosi che la procura si è riservata di approfondire.

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