ROMA - «Ci sono troppe donne in queste fondazioni». Silvio Berlusconi prima di prendere, come ha fatto ieri, carta e penna per spiegare il ruolo politico di "LiberaMente", la neo-corrente fondata dalle ministre Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo, aveva già avuto modo di esplicitare le sue perplessità su formazioni, correnti e promotori che cominciano a creare problemi alla maggioranza e che ieri si sono fragorosamente contrapposte sul caso Verdini.
Malgrado le note e gli inviti scritti, Silvio Berlusconi fatica ad arginare tanto dinamismo. Al punto che ieri ha pronunciato un salomonico «vai avanti» sia a Denis Verdini che al ministro Gelmini, ideatrice, insieme alla collega Carfagna, del neo-correntone battezzato "LiberaMente". Proprio dal palco siciliano di "LiberaMente" ieri l'altro è arrivata per bocca di Miccichè la richiesta a Verdini di farsi da parte, immediatamente sottoscritta da Italo Bocchino.
La guerra ormai è aperta e frontale e, per qualcuno, si intreccia con quella della pattuglia finiana. Da un lato le ministre Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo. Dall'altro un'altra coppia di peso composta da Santanchè e Brambilla. Proprio quest'ultima ieri sera è andata da Berlusconi ad Arcore e ne è uscita rassicurata: «Verdini resterà al suo posto». Più o meno ciò che si è sentito dire lo stesso Verdini, che ieri ha parlato al telefono con Berlusconi un paio di volte. Faide interne, si dirà, se non fosse che in una guerra tutta la femminile sono schierate dall'altra parte della barricata alti membri del governo come la Brambilla e la Santanchè che, secondo alcuni, avrebbe perso anche l'appoggio dell'amico e consigliere degli ultimi anni, Luigi Bisignani, passato a sostenere la Gelmini. «Non posso concludere la legislatura passando per il ministro dei tagli alla scuola, devo pure far qualcosa», aveva sostenuto la Gelmini di recente spiegando il suo impegno in "LiberaMente".
Comunque sia la Santanchè e la Brambilla poco sopportano il protagonismo della Carfagna e della Gelmini che, odiate, ricambiano e respingono anche l'accusa di essere la quinta colonna dei finiani. Senza contare però che la potentissima ministra alle Pari Opportunità gode, oltre che dell'ottimo rapporto con il Cavaliere, anche di un'intesa a prova di bomba con il finiano Italo Bocchino e questo insospettisce tutto l'agguerritissimo blocco anti-Fini che ancora ricorda come un mesetto fa la coppia Carfagna-Bocchino attaccò Verdini al momento dell'approvazione del bilancio del partito che, a detta della Carfagna avrebbe provveduto a finanziare la campagna elettorale di «una sola candidata del mio collegio». Il nome dell'eurodeputata Matera, non uscì mai dalla bocca della Carfagna che in quell'occasione trovò modo di scagliarsi anche contro Verdini per la composizione della giunta regionale campana. «Tu e Cosentino avete fatto fuori tutti gli uomini di Italo in Campania. Se vuoi la guerra ci divertiamo», è stata la secca e per qualcuno «profetica», affermazione della Carfagna che ora chiede la testa di Cosentino.
Berlusconi, da navigato «old-boy», è costretto a tenersi in un difficile equilibrio in correnti che somigliano a ginecei, anche perchè il nulla osta dato a "LiberaMente" aveva secondo qualcuno uno scopo preciso: ridimensionare il ruolo di Gasparri e La Russa, quest'ultimo da sempre molto vicino alla Santanchè.