LO SCONTRO POLITICO Da Cicchitto e Bondi attacco a Bocchino «Ora basta con il giustizialismo»
ROMA. «La questione morale» travolge il Pdl. La tensione è arrivata alle stelle con i finiani accusati di «giustizialismo». Tira un vento da resa dei conti alimentato dalle indagini delle procure che chiamano in causa il coordinatore nazionale e il sottosegretario Cosentino.
Per Berlusconi si tratta solo di «leggerezze sulle quali si dovrà fare chiarezza, anche se la vicenda è stata ingigantita dai media». La minoranza però non demorde e il finiano Italo Bocchino chiede un passo indietro citando ampi stralci delle indagini già pubblicate dai giornali. Accuse che Cosentino invece definisce «surreali» denunciando un uso politico della giustizia. «Mi chiedo quando e se si finirà di usare la magistratura per altri fini ma in ogni caso anche questa volta le impronte digitali sono le stesse», commenta il sottosegretario all'economia riferendosi evidentemente proprio a Bocchino, suo nemico storico.
La vicenda non si ferma al Pdl perché tutte le opposizioni, compresa l'Udc, sono pronte a rivotare la sfiducia all'esponente del governo alla luce delle nuove inchieste. Ma a fare infuriare i dirigenti berlusconiani sono le richieste di Bocchino: «Ora dica come è entrato in possesso dei verbali - attaccano il capogruppo Cicchitto e il ministro Bondi - le sue dichiarazioni sono di una gravità inaudita e dimostrano a quale livello di degrado e di spregiudicatezza giungano alcuni esponenti politici». Perplesso Maurizio Lupi secondo cui «processi preventivi e il giustizialismo dipietrista non hanno mai fatto parte della cultura del Pdl».
«Nessun complotto, stiano tranquilli gli amici Bondi e Cicchitto - replica Bocchino - ho solo segnalato un problema di opportunità politica per Verdini leggendo l'ordinanza di custodia cautelare relativa a Carboni e soci che è in possesso di tutte le redazioni dei giornali». Ma per capire a che punto stiano volando gli stracci tra berluscones e finiani, basta sentire l'animatore del «Predellino», Giorgio Stracquadanio, per il quale Bocchino è il capo clan di «Generazione Italia» che fa del «terrorismo giudiziario» la propria arma politica per eliminare gli avversari.
Piuttosto «seguiamo Borsellino - replicano dall'associazione che fa capo ai finiani - che chiedeva ai partiti di fare pulizia al loro interno, perché devono non solo essere onesti ma anche apparire tali, escludendo tutti coloro che sono raggiunti da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituiscono reati». Verdini e Cosentino insomma rientrerebbero a pieno titolo nell'esempio del giudice ucciso dalla mafia e Granata va all'attacco denunciando «l'assordante silenzio sulle gravissime vicende che investono in pieno settori del Pdl da parte dei vertici del partito».
Per i finiani le reazioni contro Bocchino risultano «quanto mai incredibili, solo perchè chiede un passo indietro a chi è coinvolto direttamente in inchieste dai risvolti inquietanti. Su queste vicende nessuno può tapparci la bocca». Dunque non è solo la «mini loggia» segreta (nella quale è chiamato in causa anche Dell'Utri) e l'eolico sardo a mettere in subbuglio il Pdl, con lo scontro tra i Berlusconi e Fini che finisce per spaccare le realtà locali. Come nel caso del falso dossier sul governatore campano Caldoro alla cui preparazione avrebbe partecipato anche Cosentino. Già caduta la testa dell'assessore regionale Sica, ora l'inchiesta potrebbe rivelare nuovi particolari.