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Data: 13/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Dalle panchine anti-rom alla sagra alpina: quando la Lega diventa sprecona (Guarda la foto)

MILANO - Flavio Tosi è il sindaco leghista di Verona. Dicono che sia un sindaco molto popolare, un decisionista che affronta di petto le situazioni, specie se c'è da ostacolare la vita a extracomunitari, rom, clochard. Ed è, inoltre, un tipo che non bada a spese per raggiungere i propri obiettivi. Nel 2008 ha fatto cambiare le panchine della città sostenendo che quelle nuove - dotate di un bracciolo di ferro nel mezzo - avrebbero impedito a chiunque di sdraiarcisi sopra: «Così barboni e accattoni spariranno dalla circolazione». Il problema è che quelle panche costano quasi mille euro l'una, e secondo il calcolo fatto dagli attivisti di Progetto Verona l'operazione "anti-bivacco" ha drenato dalle casse comunali più di 400 mila euro. Con quale risultato? Che proprio qualche giorno fa una delle Circoscrizioni cittadine ha chiesto al Comune di togliere il bracciolo-dissuasore dalle panche visto che non tiene alla larga gli accattoni e in compenso rende difficile la vita alle mamme che portano i bambini al parco. Beffa finale: fra quelli che hanno votato sì all'eliminazione delle panchine anti bivacco c'è pure Massimo Piubello, capogruppo della Lista Tosi.
Anche di fronte all'evidenza, tuttavia, il sindaco leghista continua a difendere le sue iniziative inutili e costose. Perché nel Carroccio sono fatti così: sempre in prima fila per censurare gli sprechi altrui, ma non se riguardano le magnifiche sorti progressive dell'ideologia leghista. L'ultimo esempio sono le centinaia di migliaia di euro scucite dai parlamentari leghisti allo Stato grazie alla cosiddetta "legge mancia" per finanziare due scuole a loro molto care: uno è l'asilo di Cazzago Brabbia in provincia di Varese che ha ottenuto la bellezza di 115 mila euro grazie ai buoni uffici del presidente della Commissione Bilancio della Camera Giancarlo Giorgetti (Lega Nord, ovviamente) che di Cazzago è stato sindaco fino a poco tempo fa; altri 800 mila euro - come ha documentato "Il Giornale" - sono stati destinati alla ristrutturazione della Libera Scuola dei Popoli Padani fondata a Varese dodici anni fa dalla maestra Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi.
Già, perché anche in fatto di familiari i leghisti largheggiano se c'è da raccattare soldi. Tutti ricordano che lo stesso Bossi, eletto in Parlamento nel 2004, nominò suoi portaborse a Bruxelles (che costano alle casse pubbliche oltre 12 mila euro al mese) due grandi esperti di politiche comunitarie: il figlio Riccardo all'epoca 22enne e il fratello Franco, titolare di un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Acqua passata, si dirà. Più recente è la promozione di Stefania Villanova da semplice impiegata della Regione Veneto a responsabile della segreteria dell'Assessore alla Sanità (pur non essendo in possesso della laurea richiesta). Salto di stipendio da 25 mila euro a 70 mila. Meriti particolari: essere la moglie di Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona (sempre lui) ed ex assessore veneto alla Sanità. Strana coincidenza.
Parentele a parte, sono le Amministrazioni Provinciali controllate dal Carroccio le vere casseforti a cui attingono i leghisti per elargire denaro pubblico a iniziative che si sposano con il loro credo localista e autonomista. Lo Stato taglia i fondi per la Cultura e gli Enti Lirici, per il Teatro e il Cinema, ma nelle Province se c'è di mezzo l'epos padano i soldi si trovano sempre. Dietro lo schermo di voci generiche come "identità dei popoli" "cultura del territorio" "dialetto" "tradizioni enogastronomiche locali" i difensori dell'egemonia nordista spillano quattrini a palate per le iniziative più bizzarre. Basta dare un'occhiata alle delibere approvate solo negli ultimi tre mesi dalle Province a guida leghista per trovare di tutto e di più. A cominciare da ciò che è accaduto a Como dove la giunta presieduta da Leonardo Carioni il 27 maggio ha stanziato 71 mila euro per il progetto di "rilevazione lessicale e studio etnoantropologico nell'area prospicente la riva orientale del Lago di Como".
A Belluno, dove si coltiva una vera passione per la cucina, la Provincia guidata da Giampaolo Bottaccin ad aprile ha stanziato 8 mila euro per una manifestazione su "Sapori e Saperi della tradizione veneta" e un mese dopo 225 mila euro per il progetto "Sapori Alpini" allo scopo di individuare similitudini dei prodotti tipici delle montagne bellunesi e di quelle austriache. A Novara, due mesi fa, l'Amministrazione ha deciso di cofinanziare con 10 mila euro un documentario «in cui saranno presenti riferimenti ai piatti tipici e ai prodotti enogastronomici del territorio novarese".
Si potrebbe andare avanti per pagine e pagine con iniziative simili prese laddove i leghisti governano e dove, al contempo, invocano tagli agli sprechi e riduzioni delle spese: a Cuneo, a Lecco, a Vicenza, a Treviso. O a Bergamo, il cui assessore alla Cultura e alle Identità, Giovanni Milesi, appena insediato ha puntato il faro sulla sua mission prioritaria: «Creerò la letteratura del dialetto bergamasco». Operazione dall'esito incerto, ma non a costo zero. Anche così si spiega perché la Lega Nord non vuole saperne di abolire le Province.

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