BRUXELLES - L'Italia ottiene il via libera di Bruxelles per una manovra che non ha subito alcun "arretramento sui numeri né sui contenuti", ma anzi ha avuto un "avanzamento" nel corso del passaggio parlamentare. E' quanto ha dichiarato il ministro del Tesoro Giulio Tremonti al termine della riunione dell'Ecofin in cui sono state passate in rassegna le misure prese dai vari Stati per riportare i conti pubblici in ordine. "Tutti hanno passato l'esame", ha aggiunto il direttore generale Vittorio Grilli, precisando che da una parte il documento dell'Ecofin dice "'welcome' ai paesi che hanno già dettagliato le misure", mentre quelli "che le hanno solo annunciate" sono "caldamente invitati a metterle in atto". E l'Italia è "nella prima categoria". Tremonti si è detto fiducioso anche sull'andamento del debito pubblico, nonostante i dati della Banca d'Italia che indicano un aumento. "Le entrate stanno andando bene, nell'insieme siamo confidenti", ha spiegato, aggiungendo: "Non farei il cambio con chi ha un debito pubblico basso e un debito privato che è quattro volte il nostro". Tanto più che l'Italia può contare sulla "più grande riforma delle pensioni fatta in Europa", grazie ad un emendamento con cui si "agganciavano le pensioni alla speranza di vita: un colpo fortunato e quella norma è operativa in base ad un regolamento". Il ministro ha spiegato che avrebbe preferito che ci fosse anche l'abolizione del limite dei 40 anni di contributi per la pensione, ma "ma alla fine non era quello convenuto: non era un refuso, era un tentativo di ulteriore rigore". Il risultato è che "abbiamo fatto un consolidamento strutturale del nostro sistema e su questo non c'è stata una protesta una, neanche fuori dal Parlamento da parte del sindacato". Dopo due giorni passati a discutere di riforma della governance europea e di rafforzamento della vigilanza finanziaria, il ministro ha messo in evidenza come rispetto ad un anno fa, quando c'erano solo "un'economia e una moneta", ora ci sia una nuova architettura europea, un "quadrilatero". Il cui primo pilastro è la Banca centrale europea, il cui "ruolo strategico e' cambiato, con prudenza". Poi c'è il cosiddetto "veicolo", parte del fondo salva-stati da 750 miliardi di euro varato a inizio maggio. "Questi due punti sono la difesa esterna contro la speculazione", ha aggiunto Tremonti, rilevando che gli altri due pilastri sono il Patto di stabilità e di crescita, che "dà un'enorme devoluzione dei poteri degli Stati a Bruxelles", e la "nuova ideologia dell'austerity", fondata sulla "ormai diffusa convinzione che abbiamo vissuto troppo oltre le nostre capacità". Sul tema della vigilanza finanziaria è stato deciso di dare mandato alla presidenza belga di trovare un accordo con il Parlamento Ue, per arrivare ad un voto in prima lettura all'inizio di settembre e ad un'entrata in funzione delle tre nuove autorità europee, quella sulle banche, quella sulle assicurazioni e quella sui mercati, a inizio 2011. A poco più di una settimana dalla pubblicazione dei risultati degli stress test condotti su 91 banche europee, tra cui Unicredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi, Ubi Banca e Banco Popolare - saranno resi noti dal Cebs, il comitato dei regolatori europei, i dati di ciascun gruppo, mentre per i dati disaggregati occorrerà aspettare l'inizio di agosto - a Bruxelles si respira un certo nervosismo, sebbene la linea sia quella della ?trasparenza totale'. ?'Il sistema bancario europeo è forte e resistente ovunque", ha spiegato il commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, aggiungendo che, qualora emergessero casi di vulnerabilità, la soluzione preferibile sarebbe quella di ricorrere al mercato, dopodiché, in seconda battuta, si potrebbe pensare ad aiuti di Stato, che la Ue autorizzerebbe rapidamente. Se anche questi non fossero sufficienti, si potrebbe ricorrere ad una soluzione europea. E proprio mentre Bruxelles dava il via libera alla manovra portoghese, Moody's ha deciso di declassare il rating sovrano di Lisbona di due ?tacche', portandolo da ?A1' a ?Aa1', per via delle deboli prospettive di crescita e della possibilità che il debito salga al 90% nei prossimi due anni. Una decisione giunta proprio quando il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aveva denunciato in un'intervista "l'oligopolio globale" delle tre agenzie di rating, Moody's, Fitch e Standard&Poor's, che amplificano in positivo e in negativo le oscillazioni dei mercati finanziari.