"La Cgil ha reagito e continuerà a mobilitarsi in difesa del sistema previdenziale pubblico: il nostro mestiere è difendere gli interessi dei lavoratori e non di certo coprire la manovra ingiusta e iniqua del governo". Lo dice il segretario confederale Vera Lamonica, commentando le affermazioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sulle pensioni e sul ruolo del sindacato.
"Per quanto ci riguarda - osserva la dirigente sindacale - eravamo convinti che non fosse un 'refuso' l'emendamento alla manovra che eliminava il tetto di 40 anni di contributi per andare in pensione ma una precisa volontà del governo. Così come avevamo denunciato che quest'ultimo ha di fatti operato una manomissione strutturale del sistema previdenziale, fatta di nascosto e giocata contro i lavoratori, e soprattutto le lavoratrici, con il solo obiettivo di fare cassa".
Secondo Lamonica "il Governo ha messo in campo una precisa strategia contro i lavoratori che passa, in questo caso, attraverso il fatto che, con le finestre 'mobili', ci vorranno 41 anni effettivi per lasciare il lavoro e senza che questo anno incida sulla quantità della prestazione, con il fatto che le lavoratrici pubbliche saranno penalizzate perché andranno in realtà in pensione minimo a 67 anni, con il fatto che l'età di pensione diventerà senza limite mentre le pensioni sociali progressivamente scompariranno. Il tutto giocato, infine, contro i giovani che non sapranno più quando e come andranno in pensione".
Pensioni: Della Vedova (Pdl) non era 'refuso' e non andava corretto
"Chiunque abbia letto il 'refuso' dell'emendamento Azzolini sui 40 anni di contributi capisce che
non era affatto un refuso. Non c'è alcun errore di redazione, che abbia portato la norma a significare qualcosa di diverso da quello che intendeva il proponente. Il 'refuso politico' al limite puòessere stato il suo inserimento nell'emendamento senza il preventivo placet delle oganizzazioni sindacali" Lo fferma Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl. "La proposta di agganciare anche il limite dei 40 anni all'incremento della speranza di vita non solo è ragionevole, ma in prospettiva obbligato. Il no scandalizzato dei sindacati che ha costretto il governo alla marcia indietro è irragionevole e infondato, e a renderlo meno grave non è certo il fatto che il veto, oltre che dalla Cgil, sia stato opposto anche dalla Cisl e dalla Uil. Se si guarda all'equità intergenerazionale e alla sostenibilità del sistema previdenziale, si è commesso un errore non facendo, ma correggendo il presunto refuso", conclude.