Iscriviti OnLine
 

Pescara, 20/04/2026
Visitatore n. 753.303



Data: 15/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Noi picchiati a Roma, ecco le prove». Video-verità proiettato in una sala di Montecitorio: «Non ci fu provocazione»

È stata espressa totale solidarietà ai due giovani che sono stati denunciati dalla Digos

ROMA. Tre filmati per testimoniare che a Roma, il 7 luglio, il corteo degli aquilani è stato «assolutamente pacifico» e che nel giorno delle manganellate «non c'è stata alcuna provocazione, da parte di nessuno», ma solo persone che davanti agli agenti «avevano le mani alzate».
Davanti ai giornalisti convocati nella Sala del mappamondo di Montecitorio, i rappresentanti dell'Assemblea cittadina di piazza Duomo mostrano le immagini dei momenti di massima tensione del corteo romano e distribuiscono una lettera indirizzata al ministero dell'Interno Roberto Maroni in cui rigettano le accuse di provocazioni da parte di elementi «estranei», si assumono «tutti uniti piena e unica responsabilità» e chiedono la «sostituzione» dei dirigenti che «affermano il contrario», a partire dal capo della Polizia Antonio Manganelli: «Incarichi così delicati non possono essere ricoperti da persone che mentono per coprire le proprie responsabilità screditando le istituzioni che rappresentano» scrivono. Con una interrogazione depositata martedì, chiede chiarezza a Maroni anche il deputato Pd Giovanni Lolli, colpito più volte nei tafferugli.
La verità, secondo i comitati, è nelle immagini. All'inizio di via del Corso, riprese che ondeggiano mostrano i sindaci con le fasce tricolori in prima fila, la tensione che cresce perché la folla dei cinquemila spinge chiedendo di passare, poi un cerchio evidenzia un manganello che si alza: «Hanno colpito anche i vigili che portavano i gonfaloni» commenta Sara Vegni, del Comitato 3e32. Quindi le immagini drammatiche di via del Corso, le donne con le mani sollevate, gli anziani in prima fila, la pressione che aumenta e i colpi che si abbattono sui manifestanti. Il sangue. Si distingue Vincenzo Benedetti, uno dei due feriti. «Parlare di scontri è scorretto, ci sono stati anziani e donne con ferite e lividi. E i non aquilani di cui si parla sono quelli che ci hanno dato solidarietà fin dal 6 aprile: che abbiano agito come provocatori è falso» sottolinea ancora Vegni. Quindi: «solidarietà» ai due denunciati (M.E., 39 anni, uno dei promotori dell'iniziativa, e G.C., 26 anni, che apparterebbe al movimento antagonista).
«Davanti a palazzo Grazioli non volevamo passare, ma c'era caldo e la gente era stanca: via del Plebiscito era la strada più breve per arrivare a piazza Navona, perché volevamo andare, di fronte al Senato dove si discuteva la manovra». Passano ancora le immagini: gente che di fronte agli agenti in assetto anti-sommossa urla «L'Aquila, L'Aquila», con le mani sollevate, urla, spintoni, un groviglio. I manganelli che si sollevano ancora. «E di riprese così, che testimoniano che eravamo tutti a mani alzate e volto scoperto, ce ne sono a decine». Come quelli di alcuni giovani videomaker: Francesco Paolucci «a cui hanno tentato di portare via la telecamera» e Sara Occhiuzzi «che è stata picchiata» racconta Vegni.
«In prima fila ci sono sempre stati gli aquilani: io potrei indicare uno per uno il nome di moltissime delle persone in prima fila» dice Giusi Pitari, pro-rettore dell'università dell'Aquila e rappresentate del comitato «trentotto secondi», «ma a causa degli "scontri" nessuno ha parlato delle nostre richieste» sottolinea.
Richieste che Giusi Pitari ripete per l'ennesima volta: «Chiediamo equità e diritti per una città che muore, di essere trattati come tutti coloro che hano subito analoghe tragedie: la sospensione delle tasse, che da luglio abbiamo ripreso a pagare; il congelamento di mutui e prestiti; lavoro, perché i disoccupati sono 15-18 mila. Servono una legge speciale e una tassa di scopo».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it