Domani sciopero generale del gruppo anche in difesa del salario. Corteo a Mirafiori
ROMA. Quattro licenziamenti in due giorni. Dopo l'impiegato di Mirafiori delegato Fiom, ieri è toccato a tre operai dello stabilimento di Melfi. Domani sciopero generale di protesta del gruppo.
I tre operai del reparto montaggio erano stati sospesi giovedì scorso con l'accusa di aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato durante un corteo interno. Uno dei tre ha ricevuto ieri il telegramma di licenziamento, per gli altri due - delegati Fiom - il provvedimento sarebbe imminente. I lavoratori per protesta sono saliti sulla Porta Venosina, un antico monumento di Melfi. Martedì, l'impiegato Pino Capozzi, delegato Fiom di Mirafiori, era stato licenziato per aver spedito un volantino sindacale con la mail aziendale.
«La Fiat è passata dal ricatto alla rappresaglia e alle intimidazioni ai lavoratori» denuncia il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini secondo il quale servirebbe «un ritorno alla saggezza e responsabilità da parte dell'azienda». Secondo Cgil e Fiom torinesi «la Fiat ritorna al passato: ripartono sospensioni cautelari a delegati Fiom e i licenziamenti pretestuosi-punitivi». L'azienda crea «tensione sociale» insiste la segreteria nazionale della Cgil: «Con i metodi autoritari adottati la Fiat compie azioni incomprensibili». Numerose le dichiarazioni di solidarietà ai lavoratori licenziati: Marchionne si comporta «come un caporale del tardo 800» commenta Oliviero Diliberto, segretario del Pdci. Per il portavoce della Federazione della Sinistra Cesare Salvi, l'ad del Lingotto «è peggio di Valletta». I provvedimenti sono il segno di «bieca arroganza» afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. Per l'ex ministro Cesare Damiano del Pd lo «stillicidio di licenziamenti disciplinari» può innescare una conflittualità incontrollabile.
Per domani la Fiom ha proclamato quattro ore di sciopero generale del Gruppo Fiat «contro i licenziamenti e per la difesa del salario» ma già ieri i lavoratiori di Mirafiori hanno incrociato le braccia per il premio di risultato e un corteo di un migliaio di operai e impiegati ha raggiunto il Lingotto. Ai lavoratori ha parlato Pino Capozzi, l'impiegato licenziato. Il provvedimento sarà impugnato dalla Fiom.
«Se qualcuno aveva dubbi - si legge in un documento della Fiom nazionale - Pomigliano non è un caso a se, ma una precisa scelta della Fiat che pensa di usare la crisi per imporre in tutti gli stabilimenti del Gruppo una logica autoritaria e antisindacale». Tra i motivi dello sciopero l'incertezza dell'erogazione del saldo del premio di riultato mentre «il salario dei lavoratori è già falcidiato dalla cassa integrazione». Sull'argomento Fim-Uilm-Fismic hanno promosso per oggi 2 ore di sciopero.
La Fiom di Mirafiori chiede a Marchionne - tramite una lettera aperta in risposta a quella inviata dall'ad ai lavoratori del Gruppo - un confronto «senza filtri e finzioni mediatiche» ricordando che «dopo 25 anni di lavoro in Fiat, spesso con operazioni ripetute ogni minuto, facendo i turni, non raggiungiamo i 1200 euro al mese, non possiamo credere che non vi sianmo alternative al peggioramento della nostra vita e alla nostra condizione di lavoro». Apprezzamento da Emma Marcegaglia, leader di Confindustria.