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Data: 15/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«La prossima settimana vedo Cesare...». Così nelle telefonate si riferivano a Berlusconi. Nuove carte contro Formigoni

L'INCHIESTA SULLA P3 Anche il sottosegretario Caliendo partecipava «alle attività di interferenza»

ROMA. Il nome di Silvio Berlusconi non compare mai nelle carte dell'inchiesta sulla P3. Ma nelle quindicimila pagine di atti e intercettazioni ricorre per decine di volte il nome di "Cesare": «pseudonimo - annotano i carabinieri nell'informativa - utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio». E nuovi particolari mettono sempre più in difficoltà anche il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Secondo i carabinieri il gruppo Carboni «agì su suo mandato» nella vicenda delle liste elettorali.
A "Cesare", stando ai colloqui telefonici riportati dai magistrati nell'ordinanza di custodia cautelare per il faccendiere Flavio Carboni, il giudice tributarista Pasquale Lombardo e l'ex assessore al comune di Napoli, Arcangelo Martino, gli indagati riferivano ogni cosa. "Cesare" sarebbe stato puntualmente informato sugli sviluppi dei progetti del sodalizio. E avrebbe saputo tanto delle manovre per pilotare il verdetto della Consulta sul Lodo Alfano, quanto delle trame ai danni del candidato alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro.
"Cesare" rimane sempre in secondo piano. Ma è come se fosse sempre presente. Il 16 settembre ne parlano Carboni e Martino nel corso di una discussione sulle nomine in Campania. «Tu devi chiedere a Verdini qual è la strada», incalza Martino. «Ecco, siccome domani una delle persone che vedrò è proprio lui ed è quello che mi proponevo di fare...E ci deve dare una mano insieme a Marcello il quale parla anche a nome del.. di Cesare, capito?» replica Carboni.
«Mio cugino Cesare vuole sapere», dice invece Martino il 30 settembre del 2009, mentre il gruppo è indaffarato nella ricerca di giudici amici alla Corte Costituzionale che deve decidere sui ricorsi contro il Lodo Alfano. Il 2 ottobre a pronunciare il nome in codice affibbiato al premier è il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino, l'onorevole nei guai con la camorra che vuole scalzare Caldoro. «Io la settimana prossima mi incontro con Cesare», dice Cosentino a Lombardi. «Lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 (giorno in cui risulta fissata l'udienza per il Lodo, ndr) e allora giustamente ci deve dare qualche cosa...».
Cosentino, indagato per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete assieme agli arrestati e ai parlamentari del Pdl Denis Verdini e Marcello Dell'Utri, non è l'unico esponente di governo finito sotto inchiesta. Compromessa appare anche la posizione del sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo, al quale i sodali chiedono di attivarsi per mandare un'ispezione ai giudici milanesi rei di avere estromesso la Lista Formigoni dalla competizione elettorale. Lo scrivono, nero su bianco, gli stessi investigatori. «Altri personaggi vicini al gruppo, che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni o che paiono fornire il loro contributo alle attività di interferenza, sono individuabili nei giudici Miller Arcibaldo e Martone Antonio (il primo capo degli ispettori di via Arenula, il secondo avvocato generale in Cassazione, ndr) e nel sottosegretario alla giustizia, Caliendo Giacomo».

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