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Pescara, 22/04/2026
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Data: 17/07/2010
Testata giornalistica: La Repubblica
Treni, arriva la stangata sui pendolari. Il Governo dimezzerà nel 2011 le risorse alla Regione Emilia Romagna. In più, incombe l'emergenza bus. A rischio anche parecchi posti di lavoro: se ne calcolano tra i 1200 e i 1300

NON è un taglio, ma un colpo di maglio. L'effetto della manovra finanziaria su trenie autobus sarà micidiale e l'assessore ai Trasporti della Regione Alfredo Peri preconizza già un 2011 di «lacrime e sangue». In questi giorni in viale Aldo Moro si parla solo di cifre e conti, in vista della Finanziaria regionale del prossimo anno.
Si cerca di capire e analizzare l'impatto delle restrizioni decise dal Governo e quali strade intraprendere per poter attenuare la botta. La questione è difficile perché complessivamente, sul trasporto pubblico dell'Emilia Romagna, viene tagliato il 25% delle risorse, provocando un salto indietro di oltre un decennio: in pratica si tornerà alla dotazione finanziaria della fine degli anni '90. Questo rischia di mettere a repentaglio tra i 1200 e i 1300 posti di lavoro in Regione, aggravando ancor più la situazione economica già precaria per molte famiglie.
Nel settore ferroviario, su 118 milioni di dotazione per acquistare servizi da Trenitalia e Fer, 64 salteranno: la sforbiciata è del 54%. Risorse più che dimezzate, con la Regione in difficoltà nei confronti dei fornitori, dal
momento che è stata fatta una gara d'appalto europea per assegnare il servizio. Cosa succederà fra sei mesi se viale Aldo Moro non riuscirà più a onorare un contratto? Non va meglio se si prendono in considerazione i
bus. In questo caso il taglio si diffonde su molte voci e non è possibile stabilire in specifico l'entità del colpo di forbice. Se però si sommano i 118 milioni del trasporto ferroviario e i 224 per il trasporto pubblico locale, si ottiene il valore complessivo del trasferimento dello Stato alla Regione, vale a dire 342 milioni.
Questa cifra verrà decurtata del 25% minando l'attuale assetto dell'offerta di trasporto che negli ultimi tre anni era cresciuta del 20%. Se poi si aggiunge anche la voce investimenti sulla viabilità (60 milioni) a viale Moro verranno meno complessivamente 120 milioni. Il presidente di Atc Francesco Sutti vede un futuro nero, se non ci saranno correttivi. Secondo le stime dell'azienda di via di Saliceto, potrebbe saltare una corsa di bus e corriere su tre, in un periodo in cui i cittadini chiedono di aumentare il trasporto. Lo scenario da annus horribilis è completato con un altro taglio netto sulla quota investimenti, che di fatto verrà azzerata. Il che significa che non si potranno più costruire nuove tangenziali, ammodernare le strade esistenti e persino verrà
meno la manutenzione.
Tutto questo proprio quando i pendolari, nell'impossibilità di usare il mezzo pubblico, saranno costretti a usare più la viabilità e il mezzo privato. Intanto gli aumenti per i pendolari che si servono del treno sono già annunciati. A partire dall'1 agosto, i treni regionali costeranno di più. Per gli abbonati mensili il ritocco per viaggi entro i cento chilometri sarà del 3,7%, mentre per gli annuali ci sarà un rialzo più contenuto, pari
all'1,2%. La corsa semplice, invece, subirà una crescita più sensibile: il 5,5%.
Secondo la Regione, è poco più che un adeguamento all'inflazione, visto che le tariffe erano ferme da circa due anni. Grillini e Pdl hanno però subito alzato la voce asserendo che il servizio offerto ai pendolari «è
pessimo»e quindi gli aumenti non sono giustificabili.

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