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Data: 17/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«La soprattassa sul Raccordo va investita nel Lazio in infrastrutture per la mobilità» Ronchi: «Se si chiedono sacrifici i cittadini devono vederne gli effetti sul proprio territorio»

ROMA - «Ciò che penso è molto semplice: bisogna investire a Roma, in infrastrutture per la mobilità, quanto i romani pagheranno con la soprattassa sui raccordi autostradali che circondano la Capitale».
Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, insiste sulla necessità di applicare un principio: quando si chiedono sacrifici, i cittadini devono vederne gli effetti positivi sul proprio territorio. Va ricordato che la sopratassa nei nove caselli della Capitale porterà a incassare una cifra importante: fra i 35 e i 40 milioni di euro, in base alle prime simulazioni. Si tratta di uno sforzo non modesto chiesto ai romani, ai pendolari, ai cittadini del Lazio. Queste risorse non possono però essere destinate ad altri scopi se non al potenziamento della rete della mobilità a servizio della Capitale.
«A Roma - osserva il ministro Andrea Ronchi - servono soprattutto infrastrutture come le metropolitane, ma anche l'ampliamento del grande raccordo e il potenziamento della tangenziale est. Insomma, tutte quelle infrastrutture che possono migliorare la vivibilità della città».
C'è il problema reale dei pendolari. Come affrontarlo? Che ne pensa del ricorso al Tar presentato dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti?
«Partiamo dai pendolari. Bisognerà arrivare a una scontistica reale per chi tutti i giorni entra a Roma per poter lavorare. E' un'idea. Sono sicuro che anche di questo si parlerà la prossima settimana nell'incontro fra il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il ministro Altero Matteoli. Per quanto riguarda il ricorso al Tar, penso che sia molto più proficuo un serio e approfondito ricorso fra gli enti locali e il Governo: la tematica è complessa, affronta molti delicati problemi. Solo il confronto costruttivo, non demagogico, li può risolvere».
I romani hanno una preoccupazione: saranno chiamati a pagare questa soprattassa sui raccordi autostradali ma temono che si riveli un sacrificio inutile. Invece, è quanto mai necessario usare queste risorse per la mobilità. Per lo sviluppo di Roma servono infrastrutture moderne.
«Si parla tanto di federalismo, della necessità di rafforzarlo. Bene, un modo reale, concreto e intelligente per applicare nella pratica il federalismo è riutilizzare quanto si pagherà con i pedaggi per realizzare infrastrutture di cui la Capitale ha bisogno».
A cosa si riferisce?
«Pensiamo alla metropolitane. Basta viaggiare, visitare altre grandi città, altre capitale europee, per verificare come Roma debba recuperare gravi ritardi. Lo so anch'io, Roma ha delle peculiarità, quando si scava nel sottosuolo si trovano reperti archeologici unici al mondo. Ma con più risorse a disposizione si può fare molto per recuperare terreno, rispetto anche ai ritardi del passato. E pensiamo anche ai treni, ad esempio, su cui è giusto investire. O a infrastrutture viarie come la tangenziale e il raccordo a cui servono manutenzione e ammodernamento. Su tutto questo bisogna avere una linea molto chiara e ferma».
Il timore è che invece il frutto dei pedaggi e degli aumenti finisca nel calderone dei bilanci dell'Anas o sia destinato ad altre regioni e ad altro uso.
«Sarebbe un madornale, imperdonabile, gravissimo errore. Ripeto un concetto che è alla base dello spirito stesso del federalismo: le risorse devono restare sul territorio, nel territorio, a disposizione del governo locale che a sua volta deve impegnarsi con progetti di settore, pensando a quelle priorità che ho già citato. Bisogna studiare dei meccanismi, degli strumenti, che mettano a disposizione dell'amministrazione comunale di Roma, degli investimenti per le grande opere destinate alla mobilità, quanto sarà incassato. D'altra parte vi sono numerosi esempi, in altri paesi europei, in cui questo avviene: i cittadini pagano dei pedaggi ma sanno che quei soldi sono usati per la realizzazione di grandi opere. Tutto questo può esserci utile non solo nell'applicazione concreta del federalismo, ma anche nel dare un impulso all'economia, alle imprese, all'occupazione. Oltre che a modernizzare Roma che deve recuperare un grave ritardo. Pensiamo al problema dello smog, dell'inquinamento: destinare risorse alla metropolitana e al trasporto pubblico rappresenta una risposta concreta e non più rinviabile».
Quali opportunità vi sono, dal punto di vista normativo, per raggiungere questo obiettivo?
«C'è una direttiva dell'Unione europea che consente tutto questo, la 38 del 2006: delinea la possibilità di incrementare i pedaggi autostradali fino al 25 per cento, per realizzare infrastutture. E Roma ha davvero bisogno di infrastrutture moderne per la mobilità».

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