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Pescara, 22/04/2026
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Data: 18/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Busta paga più leggera, Sevel in rivolta. Di Rocco (Fiom) attacca Marchionne: «A lui gli aumenti, a noi tagli e licenziamenti». I lavoratori temono una Pomigliano bis

LANCIANO - Diventa più aspra la tensione tra la direzione della Sevel e le organizzazioni sindacali, dopo lo sciopero di otto ore di venerdì scorso sulla scia della protesta nazionale dei lavoratori del Gruppo Fiat. Secondo la Fiom, l'80 per cento dei lavoratori Sevel ha aderito allo aderito allo sciopero, sul primo e secondo turno di lavoro. Inizialmente le ore di sciopero dovevano essere quattro, promosse dalla Fiom per l'accordo separato di Pomigliano e i fatti di Melfi e Mirafiori. Poi è arrivata la notizia che la Fiat quest'anno, alla Sevel come nelle altre fabbriche, non pagherà il "premio di risultato" (in pratica una 14esima) e così sono scese in campo anche Fim, Uilm e Fismic e le ore di sciopero sono diventate otto, vale a dire l'intera durata di ogni turno.
«Per il mancato premio - dicono i sindacati - le buste paga di luglio avranno una decurtazione di 600 euro rispetto all'anno scorso e di 1.100 euro rispetto al luglio 2008. I salari, già falcidiati dal massiccio e diffuso ricorso alla cassa integrazione, non avranno dunque nessun sollievo neppure al termine del corrente mese di luglio».
Sotto accusa anche i carichi di lavoro alla Sevel. «Ormai da mesi - sottolinea la Fiom - nello stabilimento di Val di Sangro, con 1400 persone in meno, si fanno gli stessi furgoni, o quasi, di quelli prodotti nel 2008». E non mancano attacchi diretti all' amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. «Basta fare due conti - dice il segretario provinciale della Fiom, Marco di Rocco - Marchionne, grazie agli utili economici del Gruppo Fiat si è adeguato il suo stipendio da 4 milioni a 6 milioni di euro e, inoltre, ha diviso tra gli azionisti del gruppo gli utili prodotti nel 2009 per una cifra pari 346 milioni di euro. Tutto questo grazie ai 70 mila lavoratori del Gruppo Fiat ai quali non ha pagato il premio di risultato con circa 42 milioni di euro. Quindi se la matematica non è un opinione, la Fiat, con l'aiuto di sindacati compiacenti, mette in tasca 388 Milioni di Euro».
«Ma a preoccupare - aggiunge la Fiom - è soprattutto il fatto che la Fiat, dopo Pomigliano, ha scelto la strada dello scontro frontale sui diritti procedendo a sospensioni e licenziamenti di delegati e lavoratori iscritti alla Fiom, come avvenuto negli stabilimenti di Melfi e Mirafiori, e, quindi, c'è il rischio che nella stessa Sevel si potrebbero verificare situazioni del genere».

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