Confermati gli incontri a casa di Denis Verdini con Caliendo e Dell'Utri
ROMA. Quello che voleva contattare i giudici della Corte costituzionale «per acquisire meriti con Silvio Berlusconi», quello che è sicuro di «aver chiarito tutto». Procede ad un ritmo incalzante l'attività istruttoria della procura capitolina nell'inchiesta P3. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli ieri mattina sono tornati presto a Palazzo di giustizia per ascoltare l'onorevole Nicola Cosentino, indagato per violazione della legge Anselmi e dimessosi dalla carica di sottosegretario all'Economia sull'onda dello scandalo. Quattro ore di interrogatorio. «Non ho mai tentato di screditare la figura di Stefano Caldoro né ho mai osteggiato la sua candidatura, che ho anzi voluto, a presidente della Campania. Ho chiarito tutto», ha detto Cosentino alla fine.
Venerdì a rispondere per sei ore e mezza alle domande dei magistrati era stato il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci (indagato per abuso d'ufficio e corruzione), uscito dalla cittadella giudiziaria a notte fonda. E prima di lui era toccato all'ex assessore della Regione Campania, Mario Sica, a sua volta finito nei guai per la diffamazione di Caldoro.
In settimana è in programma l'udienza del tribunale del riesame per Arcangelo Martino, l'imprenditore arrestato con l'intramontabile faccendiere Flavio Carboni e con l'ex geometra prestato ai collegi tributari, Pasquale Lombardi. Già, Lombardi. «Ho tentato di interessarmi alla vicenda del Lodo Alfano per acquisire meriti con il capo del mio partito, onorevole Silvio Berlusconi, affinché potesse ritenersi che ero in grado di arrivare anche ai giudici della corte costituzionale», ha ammesso l'ex geometra durante l'interrogatorio di garanzia. «Confermo gli incontri in casa dell'onorevole Verdini ai quali hanno partecipato anche Dell'Utri, Caliendo e il giudice Miller», ha poi detto negando, invece, che come contropartita alle pressioni sulla Consulta fosse stata chiesta la candidatura di Cosentino. Lombardi ha anche ammesso gli interventi a favore «dei magistrati che mi chiesero di interessarmi per ottenere o agevolare le rispettive nomine o incarichi direttivi». Per le nomine contestate in ordinanza (la più importante quella di Alfonso Marra a presidente della corte d'appello di Milano) «ho avuto contatti con due togati e due laici del Csm. Ma nessun rapporto con Nicola Mancino», ha aggiunto Lombardi negando gli incontri documentati.
Altre indiscrezioni riguardano l'interrogatorio di Sica che ha ammesso di avere sbagliato e si è detto «pentito». Le voci messe in giro ad arte su Caldoro e gli amichetti trans arrivarono anche a Berlusconi, ha detto Sica, «ma il presidente secondo me ci rise sopra».
Tutti hanno respinto le accuse e tutti dicono di aver chiarito, ma nessuna posizione, allo stato, risulterebbe alleggerita. Nei prossimi giorni la procura deciderà anzi la scaletta dei nuovi interrogatori. I magistrati stabiliranno chi sentire e in che veste: se come persone informate sui fatti o come indagati. E si valuteranno le dichiarazioni rese a verbale dalle persone già ascoltate.
A piazzale Clodio, insomma, a breve potrebbero sfilare altri personaggi di rango coinvolti nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Carboni che nelle intercettazioni si vanta di avere assunto «un ruolo che non avevo neanche nell'82». Tra le posizioni al vaglio quelle del capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller e del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo.