ROMA Uno spiraglio e un appello per riportare tutti al tavolo. La sede, la conferenza Stato-Regioni. Il metodo. riconsiderare il contestato (dagli enti locali e dai loro governatori) contenuto della manovra, i 4,5 miliardi di tagli a carico complessivo delle Regioni stessa. Ma con una duplice, vincolante premessa: la prima, già più volte e a più voci ribadita dal governo, è che l'importo non si tocca. La seconda è che si può discutere il modo di ripartirne i carichi relativi all'interno del concerto regionale e nel suo interfaccia con l'esecutivo centrale.
La tesi, e relativa proposta di rivedersi e discutere, arriva da Raffaele Fitto, ministro (appunto) per i Rapporti con le Regioni, che al momento, come si sa, versano in condizioni decisamente delicate. L'annuncio di Fitto è che il governo chiede la collaborazione delle regioni: «L'ipotesi è quella di definire nei prossimi mesi un patto tra esecutivo e governatori, sui contenuti dei tagli. Vedremo come spalmarli e come saranno suddivisi. Una linea di gradualità, ma anche di collaborazione». Fitto pospone comunque incontro e trattativa ala chiusura del dibattito sulla manovra «che la prossima settimana arriva alla Camera. Poi avvieremo questo percorso condiviso. Ai governatori chiediamo di recuperare il confronto perché superato il voto, occorre collaborazione, sapendo che i tagli richiesti dalla manovra possono essere effettuati dalle amministrazioni. Le regioni - ricorda Fitto- hanno assunto una posizione che il governo in parte può recepire, e il fatto di aver rinunciato alla minaccia di restituire le deleghe è positivo».
Fitto difende poi la manovra, che definisce «giusta e necessaria, condivisa a livello internazionale». Ecco perché e Regioni «devono collaborare a questo obiettivo». Fitto colgie l'occasione anche per una replica al leader Udc Pier Ferdinando Casini, secondo cui la fiducia sulla manovra è «un segno di debolezza» dell'esecutivo. «I voti di fiducia li usa ogni governo. Al Senato - afferma Fitto - è stato fatto un ottimo lavoro per migliorare il testo. Ora alla Camera puntiamo a confermare il provvedimento. La fiducia serve a rispettare i tempi. E a chiudere, guardando avanti».
Variegate, com'era da attendersi le reazioni dei governatori e quelle politiche all'appello di Fitto. «Le Regioni hanno sempre chiesto il dialogo con il governo. Bene dunque che ora il governo apra al dialogo con noi», commenta il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, aggiungendo però: «Le nostre richieste sono note: realizzazione del federalismo fiscale secondo le norme della legge 42 e ridiscussione dei tagli previsti, che devono essere disegnati in modo diverso». Per Vasco Errani, presidente della Conferenza Regioni oltre che dell'Emilia- Romagna il confronto si può fare «se il governo è disposto ad aprirlo «prima che i tagli abbiano effetto, cioè prima della Finanziaria». Pronti a sedersi al tavolo anche il governatore della Campania, Stefano Caldoro («Questo segnale di disponibilità che arriva da Fitto e dal governo dobbiamo raccoglierlo, pur nella difficoltà di reggere l'urto di questa manovra») e la presidente del Lazio, Renata Polverini: «Ho sempre sostenuto che bisognava recuperare terreno sul piano del confronto. Ed è importante definire nei prossimi mesi un patto tra esecutivo e governatori, è importante capire insieme come e dove tagliare».
Drastico, sull'altro fronte, Nichi Vendola, Puglia: ««Ho già parlato per ore, e per giorni, e già è noto ciò che penso sulla manovra e sui tagli alle Regioni. Non voglio aggiungere altro, non è necessario».