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Pescara, 22/04/2026
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Data: 20/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Cialente si dimette, poi prende tempo. Necessari un chiarimento e un nuovo patto

Lo scioglimento del Consiglio comunale, causato ancora una volta dalla mancanza del numero legale, ha messo il sindaco Massimo Cialente dinanzi alla cruda realtà di una maggioranza "ballerina" la quale non sembra aver compreso che all'Aquila le danze sono finite da un bel pezzo. Tante, troppe, le assenze nel centrosinistra che hanno fatto andare su tutte le furie il primo cittadino il quale ha convocato d'urgenza la sua presunta maggioranza per lanciare sul piatto della estenuante "partita di poker" l'"asso" delle dimissioni, poi ritirate. Cialente ha lamentato la mancanza del sostegno dei suoi uomini nei momenti cruciali, vedi le dimissioni dell'assessore Masciocco, quelle del consigliere Valentini e gli attacchi sulla nomina in Giunta di Stefania Pezzopane. Cialente ha poi accusato il Pd di averlo in un certo senso sfiduciato. «Non vengo più convocato neanche alle riunioni di partito», ha detto. I consiglieri, un po' atterriti, non hanno avuto il coraggio di andare a "vedere" il presunto bluff delle dimissioni. Sicché negli interventi che si sono succeduti, tutti o quasi, fatta esclusione per coloro che pretendevano un posto nelle spa che sanno di non poter ottenere, hanno chiesto al sindaco di restare in sella poiché un commissariamento in questo momento sarebbe pessimo per una città terremotata. Il consigliere Vincenzo Rivera ha poi spiegato a Cialente che il Pd ha sempre sostenuto il sindaco mettendo al suo fianco gli elementi migliori. Il vertice sembra aver portato buoni propositi visto che i presenti hanno deciso di puntare tutto su un nuovo patto di maggioranza che potrebbe contemplare anche l'uscita dalla Giunta di alcuni assessori considerati "fantasma" visto che continuano a non produrre alcunché. Qualche consigliere si è detto disponibile a mettere in gioco il proprio uomo di riferimento nell'esecutivo. Dunque il bluff del sindaco Cialente, se tale è stato, sembra aver funzionato. Questa sera, alle 20, si terrà una riunione operativa sempre fra consiglieri e sindaco. Riprendendo la parola a fine riunione Cialente ha concordato di non prendere alcuna decisione prima della approvazione del bilancio poiché non si può lasciare a un commissario l'approvazione di un documento così importante per la città. Poi si vedrà. A chiedere invece che le dimissioni minacciate si trasformino in realtà continuano a essere i gruppi di opposizione che sempre ieri hanno tenuto una conferenza stampa alla presenza della Digos. «La figura di Cialente non è più quella di un sindaco, ma di un Camerlengo - ha accusato Enrico Verini (Rialzati L'Aquila) -. Un uomo solo, responsabile della sua solitudine». Una solitudine accentuata secondo Luigi D'Eramo (La Destra) anche dall'ingresso della Pezzopane che avrebbe accelerato la decomposizione della maggioranza. Enzo Lombardi ha fatto la cronaca della tragedia politica consumatasi in pochi minuti: «In aula eravamo 27, il consigliere D'Eramo ha chiesto l'inversione dell'ordine dei lavori per poter discutere subito la delibera sui dieci punti strategici della Ricostruzione. Il presidente Benedetti si è opposto così siamo andati al voto». In quel momento l'opposizione si è portata fuori dall'Aula così, viste le numerose assenze del centrosinistra (presenti solo in 13 su 21), è mancato il numero. «É evidente che il sindaco deve andare a casa - ha continuato Emanuele Imprudente -. Ci sarà un motivo per cui si sta verificando una emorragia anche tra i banchi della maggioranza». Gino di Carlo, transfugo di maggioranza, ha sottolineato come si continui nonostante il sisma a distribuire incarichi e prebende senza una logica.

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