«Riduzione del 18% sia per il pubblico che per il privato»
L'AQUILA. Sono 840 i posti letto per malati acuti tagliati in Abruzzo nell'ambito della razionalizzazione della rete ospedaliera in atto per ripianare il deficit della sanità. Di questi 718 riguardano il pubblico e 122 il privato. Nei due ambiti la sforbiciata ha toccato la medesima percentuale: il 18%. Sono sei gli ospedali che saranno gradualmente chiusi e riconvertiti come presidi territoriali per la diagnostica, la riabilitazione e la lungodegenza: Guardagrele, Gissi, Casoli, Pescina, Tagliacozzo e San Valentino. Il numero degli ospedali in Abruzzo scende così da 22 a 16.
Dati e cifre sono contenuti nel piano operativo inviato la scorsa settimana al ministro dell'Economia dal commissario per la sanità, Gianni Chiodi, sulla cui efficacia Roma si pronuncerà nella riunione in programma domani.
Con questo piano, la maggioranza di centrodestra mira a confermare i progressi anche nella seconda fase dell'azione di recupero del deficit, dopo che la regione è uscita con buoni risultati dalla prima fase, caratterizzata dal piano di rientro. Ma la gestazione di questo documento non è stato facile non solo per le polemiche politiche: nel corso della redazione, tra l'assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e il sub commissario, Giovanna Baraldi, ci sono stati momenti di tensione, in particolare, per i tagli dei posti letto alla sanità privata e le strutture da cancellare.
«Nessuno scontro o liti», minimizza, però, Venturoni. «Ci sono stato momenti di normale confronto. Una discussione tra le esigenze di programmazione e le realtà territoriali».
Il primo scontro c'è stato sul taglio dei posti letto: «A mio avviso, la percentuale di taglio tra privato e pubblico doveva essere lo stesso», continua Venturoni. «E puntualmente siamo arrivati alla mediazione del 18%, tanto al pubblico e tanto al privato».
Sulla rete ospedaliera c'è stata anche un'altra «mediazione». «Alcune unità operative che hanno uomini validi e che hanno tradizione nei territori e che attraggono pazienti da fuori regione, devono essere mantenute», chiarisce l'assessore, «anche se, secondo il fabbisogno teorico, vanno tagliati. Un esempio: l'Abruzzo, come abitanti, non può permettersi due cardiochirurgie. Allora, per rispettare i numeri chiudiamo una tra Chieti e Teramo? E questo dopo che abbiamo costruito negli anni strutture all'avanguardia che lavorano molto bene».
Venturoni, infine, ha annunciato che dopo il vaglio del governo, il piano sarà presentato agli abruzzesi.