Sfogo del premier: «Il popolo non conta più niente, colpa della Costituzione»
MILANO - Il governo fa dietro front, e il capo del governo ha un diavolo per capello. Così, almeno, fa intendere Berlusconi nel giorno che dovrebbe essere dedicato al calcio - è a Milanello per la presentazione del nuovo Milan - e che invece finisce per essere il giorno dell'ira. Gli emendamenti al disegno di legge sulle intercettazioni portano la firma dell'Esecutivo, ma sembra di capire che la retromarcia sia stata una pillola amara per il premier, talmente amara da spingerlo a prenderne le distanze: «Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l'Italia non sarà un Paese davvero civile».
Un po' come dire che, a questo punto, il disegno di legge potrebbe anche essere buttato nel cestino visto che non cambia nulla: «Rimarrà lo scandalo assoluto di un privato che, senza aver commesso reati, può venire registrato e vedere poi le sue conversazioni su un giornale che possono avere un peso completamente diverso visto che magari sono state dette in modo scherzoso».
Insomma, dal suo punto di vista una sconfitta bruciante, almeno a giudicare dalla reazione stizzita e dal fastidio che a malapena riesce a nascondere: «Oggi sono venuto qui perché mi diverto, a Roma invece...». Ma anche qui, nella casa rossonera, le domande sulla politica lo raggiungono puntuali. E la rabbia del Cavaliere, per quanto stemperata dai sorrisi, esplode in un attacco - certo non inedito - ai magistrati e all'impianto costituzionale: «La battaglia sulle intercettazioni» dice «fa emergere il difetto della nostra democrazia costruita con un'architettura non in grado di produrre interventi di ammodernamento». E ancora: «Il popolo non conta più niente, queste leggi non piacciono a certi signori della magistratura di sinistra che le impugnano davanti alla Corte Costituzionale composta a sua volta da undici giudici di sinistra».
La diga è aperta, il fiume scorre contro tutto e tutti. Qualcuno mette sul piatto la parola "crisi economica" e Berlusconi se la prende col centrosinistra: «Siamo fuori dalla crisi, ma è dura se abbiamo protagonisti della politica come Bersani o certi organi di stampa che iniettano pessimismo». Se la piglia coi giornali che, a suo dire, non vendono copie perché non fanno che parlare male del Governo. Se la prende con i giudici che hanno mandato libero e assolto, viste le sue condizioni psichiche, il ragazzo che a dicembre lo ferì al volto lanciandogli una statuetta del Duomo di Milano: «Dopo quell'episodio per ragioni di sicurezza mi sono anche dovuto privare del piacere di andare allo stadio per vedere il Milan. C'era un tentativo di uccidermi che era preciso e non campato per aria. Poi si è visto come è intervenuta la giustizia: una cosa fuori da ogni commento».
Oltre a Galliani e Allegri - nuovo allenatore rossonero - nella sala delle conferenze stampa di Milanello c'è anche Roberto Maroni, ministro dell'Interno, ma presente solo in veste di tifoso milanista: «Lui» dice Berlusconi riferendosi a Maroni «ha il compito storico di sconfiggere la mafia». Lui però è anche un esponente della Lega, e con il partito di Bossi pare che comincino ad esserci dei problemi. O no? «Nessun problema. Collaboro con loro da molti anni e devo dire che le decisioni della Lega sono sempre di grande buonsenso». Alla fine, è l'unica cosa "buona" che dice in tutta la giornata.