ROMA - «Una legge per arretrare, non per andare avanti». Silvio Berlusconi non ha nascosto la propria delusione di fronte a una mediazione di Alfano e del sottosegretario Caliendo con la «finiana», Bongiorno. Anche se le parole, con cui ha bocciato il ddl, non lasciano dubbi in un possibile ripensamento, dicono che il premier sia stato costantemente aggiornato sulla trattativa. Dunque, non poteva stupirsi di nulla, soprattutto a cose fatte. Probabilmente oggi aggiungerà altre considerazioni durante la riunione della Consulta della giustizia prevista a Palazzo Grazioli.
Che fosse l'unica mediazione possibile, con i «finiani», come ha rimarcato il ministro Alfano, visibilmente spiazzato dalla presa di posizione di Berlusconi, è quanto ripetono, a vari livelli, esponenti della maggioranza e del governo. Soprattutto fonti dell'esecutivo, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, leggono che l'esito sul ddl intercettazioni è più che mai positivo: se riusciranno a votare il ddl prima della chiusura estiva di Montecitorio, potranno andare in ferie con un bel bottino, da un lato la manovra, dall'altro il ddl intercettazioni (che in ogni caso è destinato a compiere un ulteriore percorso per Palazzo Madama). Ma ai piani alti del Pdl si spiega anche che l'esclamazione di Berlusconi non è una stroncatura, ma è «un tatticismo comunicativo». Nel senso che il Cavaliere non vuole assegnare il merito della vittoria al braccio di ferro con Gianfranco Fini. Dunque, era praticamente costretto ad esprimere dubbi su quel testo, che lascia la situazione così com'è, senza fare passi avanti. «Chi disprezza, acquista. Non si dice così?» è la domanda retorica di un esponente di primo piano. Il quale sostiene che Berlusconi non poteva far altro che così, di fronte a una opposizione sempre dura, che non fa sconti. «Ma è una buona legge, nasce da un cesello di Alfano». Ed un ulteriore timore del presidente del Consiglio è che la minoranza finiana possa accendere altri focolai, con nuove richieste, per alzare un'asticella. Vanno subito fermati e spenti, è il pensiero del premier. Evidentemente, la tensione con Gianfranco Fini non è destinata a sciogliersi, ma sale di livello.
Ma se sconfessione c'è stata, mettono in evidenza altri uomini vicini al premier, può aver riguardato un solo attore della trattativa, Giacomo Caliendo. Che comunque è stato lodato da alcuni leader Pdl, di fronte alla contestazione messa in atto dal Pd, che l'ha giudicato «inopportuno». Berlusconi salva sempre i suoi uomini. Ma può aver acceso un segnale su un sottosegretario al centro delle polemiche. In ogni caso, è stato grazie a Caliendo se il testo non è stato «snaturato», se ha trovato la quadra, come osserva un deputato Pdl, assai vicino al premier, «tra negare tutte le intercettazioni e renderle pubblicabili, almeno in parte. Insomma, ha individuato una via di mezzo che è utile per tenere insieme il partito ed anche lanciando un ponte con l'opposizione».