PESCARA - Lo dice a un certo punto, e dovrebbero stare qui seduti quelli che prima stavano con lui e adesso col vincitore, quelli che si sono ben guardati dal venire a salutarlo, e che fa se è il presidente della Camera: loro al Circus non ci vengono, sono a Patrasso in vacanza o in altre faccende affaccendati, sono chissà dove, a Roma o all'Aquila, comunque lontani, comunque non con lui. Hanno lo sguardo corto, dice Gianfranco Fini dentro il Circus strapieno di sostenitori, neppure un sindaco neanche un vice, nemmeno un assessore o un coordinatore di partito, non guarda lontano chi sostiene che va tutto bene, «che tanto con lui si vincono le elezioni», non guarda al futuro chi si schiera con Berlusconi perchè almeno stiamo al potere. E poi, e dopo? Lancia questo messaggio il presidente della Camera arrivato a Pescara per presentare il suo libro "Il futuro della libertà" e per tenere a battesimo "Generazione Italia", lo lancia agli ex aenne, a tutti quelli che si sono schierati giustificandosi proprio così: con Silvio si vince. Sarà per questo che la sala è gremita ma di amministratori neanche l'ombra, è il giorno della conta. Fini si deve accontentare degli ex, e per questo il moderatore Luigi Vicinanza all'inizio dei lavori ringrazia con enfasi l'ex presidente della Regione Giovanni Pace, la più alta carica sia pur tramontata presente, anche lui alle prese con Sanitopoli. E delle mamme. In prima fila quella di Castiglione, «mamma Filomena» che saluta entusiasta. I due presidenti di Provincia di Chieti e Pescara recuperati alla fine, sono uno dell'Udc e l'altro ex Forza Italia. Sul palco il consigliere regionale Emilio Nasuti, il sindaco di San Valentino Angelo D'Ottavio, Silvio Masci e Alfredo Castiglione. Non c'è il sindaco, non c'è il presidente della Regione Gianni Chiodi a Roma come sempre, non c'è il vice coordinatore del Pdl ed ex aennino riconvertito a Berlusconi Fabrizio Di Stefano, non c'è neppure Lorenzo Sospiri, nonostante Fini dedichi allo zio Nino un ricordo intenso, no non c'è, anche lui con Berlusconi. In platea un sacco di medici, Tatarella, Delfino, qualche riciclato del centrosinistra. Si fionda a fatica sul palco persino un vecchio comunista come Mario Spallone con tanto di fascia tricolore, celebra Fini come «politico dalla schiena dritta», urla «oggi come allora: presente!», e poi lo bacia e lo abbraccia. Fuoriprogramma divertente ma imbarazzante, almeno per Fini.
E da qui, proprio dalla città che lo vide vittima di una intercettazione rubata, alla Patrizia D'Addario per intenderci, durante una chiacchierata col procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi, Fini lancia un appello alla libertà di stampa. Annuncia che sulle intercettazioni è prevalso il buon senso e che il Parlamento alla fine ha trovato un punto d'intesa su tre principi: tutela della privacy, libertà di stampa, possibilità di indagare sulla criminalità anche con le intercettazioni. Celebra Pescara il presidente della Camera, di fronte a una platea colpevolmente priva di rappresentanti politici cittadini: «Questa città mi è cara per tante ragioni, per l'incontro tradizionale con gli elettori a piazza Salotto, qui c'è sempre stato un clima particolare». Qui gli elettori andavano conquistati ogni volta, racconta il presidente, «questo era per me l'appuntamento più importante, perchè Pescara è una città esigente che non si accontenta della propaganda, qui vinceva la forza del ragionamento». Parla di legalità Fini, dei diritti degli emigrati, del federalismo, del Pdl che va migliorato e che lui non lascerà, perchè «non gliela daremo questa soddisfazione», a Feltri e a chi per lui, della Padania che non esiste e figuriamoci se si mette paura della Lega, e poi dell'Aquila: «Penso che sia ingeneroso dire al governo che non ha fatto nulla, certo la ricostruzione è un'altra cosa, per quella ci vorranno anni».