«Le strutture dedicate del Gruppo mirano a garantire elevati standard di qualità e di soddisfazione della clientela». Leggo questa frase sul portale di Trenitalia e penso che chi lavora «nelle strutture dedicate» non ha mai viaggiato su un treno in Italia. Lei, per esempio, dottor Moretti viaggia in treno? Perché penso sarebbe una esperienza molto utile per verificare se questi «elevati standard di qualità» vengono effettivamente erogati. Mio figlio negli ultimi cinque anni come studente fuori sede prima e ora come lavoratore ha fatto spessissimo la tratta Pescara-Milano. Posso contare sulle dita di una sola mano le volte che è arrivato puntualmente a destinazione e lui potrebbe raccontargli, con dovizia di particolari, gli immancabili disservizi sopportati. Le potrei raccontare l'episodio capitato il 31 maggio quando giunti alla stazione di Pescara abbiamo letto che l'Eurostar delle 18.15 era segnalato con un ora e 50 minuti di ritardo. Solamente alle 20 e 15 è salito sul treno per arrivare, esausto, alle 02.30 (invece che alle 23 e 25 previste) grazie all'«elevato standard di qualità» che il suo Gruppo si vanta di fornire.
Ma oggi le scrivo per narrarle quello che sta avvenendo proprio ora. Treno Frecciabianca numero 9823 delle ore 17,35 del 16 luglio 2010. Parte da Milano senza una carrozza. Salgono passeggeri che ovviamente hanno la «prenotazione obbligatoria» e che, ovviamente, non trovano il loro posto regolarmente pagato. Dopo pochi chilometri di un viaggio già compromesso da questa incredibile circostanza, l'aria condizionata smette di funzionare. Ovviamente, essendo le «frecce nuove linee che assicurano velocità, frequenza e qualità dei servizi» viaggiano con finestrini ermeticamente chiusi. I titoli dei giornali ribadiscono che oggi è uno dei giorni più caldi da non so quale anno. Le auguro buon lavoro ma in viaggio, sui treni d'Italia.
Santina Sorrenti Pescara