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Pescara, 22/04/2026
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Data: 21/07/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fiat, nuovo licenziato a Termoli. Venerdì sciopero della Fiom. Salgono a cinque i licenziamenti in una settimana

NAPOLI - L' ennesimo licenziamento di un operaio Fiat riaccende lo scontro sindacale attorno all'azienda torinese. Giovanni Musacchio, del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso, è stato licenziato per aver partecipato ad un presidio davanti al Giambattista Vico di Pomigliano, in occasione del referendum, pur essendo in permesso per motivi familiari. Ad incastrarlo ci sarebbe una foto in prima pagina sul quotidiano La Repubblica, che lo ritrae assieme ad un altro esponente del sindacato, davanti alla fabbrica.
«Avevo chiesto un permesso per accompagnare mia figlia, che ieri ha compiuto due anni, dal pediatra - ha spiegato - nel pomeriggio ho raggiunto i miei colleghi a Pomigliano».
Con quello di ieri, sale a cinque il numero di operai licenziati dalla Fiat in una sola settimana, ed in quattro casi si tratta di delegati sindacali: tre della Fiom ed uno, quello di ieri, del coordinamento dello Slai Cobas. Licenziamenti che hanno portato la Fiom ad indire due ore di sciopero per venerdì, e lo Slai Cobas, ad annunciare forme di protesta in tutti gli stabilimenti del gruppo. Ma i provvedimenti dell'azienda, secondo i sindacati interessati, hanno un unico filo conduttore: il 40 per cento dei no al referendum del 22 giugno scorso nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, sull'accordo separato tra Fiat e sindacati. Un accordo siglato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, contestato dalla Fiom, unico sindacato a non firmare, e che ha visto scendere in campo, con la presenza ai seggi ed una campagna per il no, proprio lo Slai Cobas.
I licenziamenti sono partiti il 13 luglio, quando un delegato della Fiom di Mirafiori ha ricevuto il provvedimento per aver usato l'e-mail aziendale per diffondere un volantino di solidarietà agli operai di Pomigliano alla vigilia del referendum, da parte dei lavoratori di Tichy, lo stabilimento polacco dove attualmente si produce la Panda. Il 14 è stata la volta di tre operai del reparto montaggio della Fiat di Melfi, accusati dall'azienda di aver bloccato un carrello robotizzato, durante un corteo interno. La raffica di provvedimenti in pochi giorni ha scatenato le reazioni dei sindacati, a partire dalla Fiom, che già la scorsa settimana parlava di «clima antidemocratico ed intimidatorio in Fiat»: due ore di sciopero per venerdì ed un incontro per il mercoledì successivo a Piazza Montecitorio con i gruppi parlamentari e con le forze politiche.
Lo Slai Cobas, invece, annuncia «iniziative in tutti gli stabilimenti», che saranno rese note nelle prossime ore, per protestare non solo contro i licenziamenti ed a sostegno di Musacchio, ma anche contro il piano Marchionne e contro il mancato pagamento dei premi di produzione. In questo clima di forte preoccupazione è ripresa, intanto, la produzione per tre giorni a Pomigliano d'Arco.

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