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Data: 21/07/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La Fiat licenzia operaio di Termoli. Ha manifestato a Pomigliano, ma era in permesso per accudire la figlia

E' un esponente dello Slai Cobas di Campobasso di 32 anni e con una bimba di 2

TERMOLI. Il licenziamento gliel'hanno comunicato a voce due responsabili del personale mentre entrava in fabbrica al turno delle 14. Il motivo? Ha partecipato di pomeriggio alla protesta di Pomigliano quando al mattino era in permesso per la malattia della figlia di 2 anni.
La scure della Fiat ha fatto ieri il quinto operaio allontanato dal lavoro nell'arco di una settimana. Il primo caso c'era stato nello stabilimento di Mirafiori, altri tre poi a Melfi: il tutto tra martedì e mercoledì della passata settimana. Il provvedimento aveva raggiunto tre delegati Fiom. Ieri, invece, è toccato a un esponente del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso, operaio nello stabilimento Powertrain di Termoli.
«E' un provvedimento assurdo», spiega Giovanni Musacchio, 32 anni, di Portocannone, «che mi hanno comunicato mentre entravo in fabbrica nel pomeriggio. Sono stati gli addetti alla sorveglianza, dopo che ho oltrepassato i tornelli, ad invitarmi nel gabbiotto dell'ingresso. Ho trovato due responsabili del personale che, a voce, mi hanno spiegato che le mie giustificazioni per l'assenza dal lavoro del 22 giugno, quando ho manifestato a Pomigliano, non erano valide. Quando ho partecipato al presidio davanti al Giambattista Vico la mia foto è finita sulla prima pagina di Repubblica e così è stato avviato il procedimento di licenziamento. E' assurdo. Al mattino di quel giorno», aggiunge Musacchio, «avevo preso alcune ore di permesso per accudire mia figlia di 2 anni che non stava bene. Nel pomeriggio sono andato con la mia auto a Pomigliano per la manifestazione. La direzione della Powertrain ha visto la foto contestando ciò che avevo fatto. Il mio allontanamento era del tutto regolare, doverosa la presenza davanti ai cancelli. Il progetto di Marchionne è quello di eliminare le spine nel fianco. Ricordo mio zio Stefano che venne licenziato per la bandiera della pace esposta davanti al cancelli della Fiat».
Sulla videnda parla anche Andrea Di Paolo, coordinatore provinciale dello Slai Cobas di Campobasso ed esponente della Rsu alla Powertrain. «Dopo avere svolto il dovere di padre presentando la documentazione necessaria», spiega Di Paolo, «Musacchio, attivista sindacale da dieci anni, nel pomeriggio di quello stesso giorno è partito alla volta dello stabilimento napoletano per portare la protesta del no al referendum voluto alla Fiat. La stessa Fiat lo ha visto nella foto su Repubblica e lo ha licenziato. Si tratta di un provvedimento gravissimo. Con questo escamotage», continua Di Paolo, «con il quale si colpisce duro, si calpestano i diritti fondamentali dei lavoratori. Musacchio ha il diritto di protestare, a maggior ragione perché è sindacalista. Adesso ci organizziamo per vedere cosa fare. Da questa storia bisogna smuovere l'Italia intera. La gente onesta rifletta per una nuova rivoluzione culturale».
Alle prime proteste dello Slai Cobas, che ha annunciato manifestazioni in tutti gli stabilimenti del grupppo Fiat, si è aggiunta anche la Fiom-Cgil che ha indetto per venerdì 2 ore di sciopero. Secondo i due sindacati i provvedimenti della Fiat hanno un solo filo conduttore: il 40 per cento dei no al referendum del 22 giugno nello stabilimento campano sull'accordo separato tra la Fiat e i sindacati. Una intesa siglata da Fim, Uil, Fismic e Ugl, contestata dalla Fiom, che non ha firmato l'accordo, e dallo Slai Cobas.
Lo stabilimento Powertrain è stato inaugurato nel 1972. L'anno dopo cominciò la produzione di motori, nel 1975 quella dei cambi. Attualmente vengono realizzati i motori Fire 8 e 16 valvole e 1.4T-jet e i cambi C510, C513 e C546. La capacità produttiva annuale ammonta a circa un milione di motori e 650mila cambi. La fabbrica ha circa 2.600 dipendenti.

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